Messico, fotogiornalista torturato e ucciso: proteste nella capitale

Il suo cadavere è stato ritrovato insieme a quello di quattro donne in un quartiere di Città del Messico.

Si sono ritrovati in piazza Angelo dell'Indipendenza, a città del Messico, giornalisti ma anche semplici cittadini, per chiedere giustizia dopo la morte di Rubén Espinosa. Il fotoreporter 32enne, di cui era stata denunciata la scomparsa venerdì, è stato ritrovato senza vita in un appartamento del quartiere benestante Narvarte. Insieme a lui anche i corpi di quattro donne, brutalmente assassinate, tre di loro vivevano nello stesso appartamento, la quarta era una domestica. Secondo un portavoce del gruppo Article 19 (ente internazionale che tutela la libertà di espressione e di infrmazione), il corpo di Espinosa, riconosciuto dai familiari sabato, presentava numerose ferite al volto, segno che prima di essere colpito da due proiettili calibro 9 alla testa è stato anche torturato. La stessa arma è stata usata anche per uccidere le quattro donne, c'è il sospetto che prima possano aver subito anche delle violenze sessuali. Una di loro si chiama Nadia Vera Pérez, nota per il suo impegno sociale, faceva parte del gruppo #YoSoy32.

I giornalisti che protestavano oggi nella capitale messicana hanno indicato un unico colpevole: il governatore dello stato di Veracruz Javier Duarte. Espinosa aveva collaborato come inviato in quello stato per il settimanale Proceso, noto periodico di denuncia del paese. Lo scorso 9 giugno però era tornato a Città del Messico perché aveva ricevuto delle minacce e spesso era stato pedinato, lo aveva denunciato anche il successivo 13 giugno. La capitale è sempre stata considerata un luogo sicuro per fotografi e giornalisti, in uno dei paesi più pericolosi al mondo per chi cerca di fare informazione. Questo vale specialmente per il Veracruz, dal 2010, da quando è al governo Duarte, sono 11 i giornalisti uccisi, due dei quali, compreso Espinosa, lontani dallo stato del golfo.

Hanno indignato le dichiarazioni di Rodolfo Rios Garza, procuratore di Citta del Messico, che sabato ha dichiarato che le indagini andranno in ogni direzione e non verrà escluso nessun movente, compreso quello della rapina o della violenza contro le donne. Article 19, da parte sua, denuncia con forza l'escalation di violenza che ha superato un pericoloso livello di guardia. Mai nessun giornalista era stato ucciso nella capitale, dove è stata istituita anche un'agenzia a protezione di chi fa informazione e mettendo a rischio la propria vita. La stessa organizzazione lo scorso 15 giugno aveva emesso un'allerta per segnalare la denuncia presentata da Espinosa relativa ai pedinamenti fino davanti alla sua casa di Xalapa, capitale dello stato del Veracruz, che lo avevano costretto ad un esilio volontario.

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