Ungheria, centinaia di migranti al confine: gli agenti usano il gas lacrimogeno

Le frontiere sono state riaperte e i migranti stanno percorrendo la penisola balcanica. Migliaia di persone arrivate in Ungheria.

15.46 - La BBC riporta una delle tante storie di migranti che raggiungono il confine con l'Ungheria: un diciottenne proveniente dall'Afghanistan racconta al cronista inglese Ed Thomas che ha intrapreso il lungo viaggio assieme a sua nonna, che si muove solo sulla sedia a rotelle. Migliaia e migliaia di chilometri spingendo la nonna in carrozzina, partendo dall'Afghanistan, attraversando la Turchia per poi approdare nel continente europeo. In alto le foto tratte dal sito della BBC.

13.20 - La situazione sta lentamente precipitando al confine tra Serbia e Ungheria. Le proteste dei migranti riusciti a raggiungere il centro di accoglienza di Roszke, comune di poco più di tremila abitanti situato sul confine ungherese, sono state frenate dalle autorità a suon di gas lacrimogeno, riuscito a disperdere il gruppetto che si era rifiutato, lo spiega la stampa locale, di farsi prendere le impronte digitali, temendo forse di doversi fermare nel Paese.

Fonti ufficiali della polizia confermano che ieri 2.533 migranti, la maggior parte dei quali in arrivo da Siria, Afghanistan e Pakistan - sono riusciti ad entrare in Ungheria, mentre questa è stato bloccato l’attraversamento di circa 1.300 persone.

Come anticipato poche ore fa, il portavoce del governo Zoltan Kovacs ha spiegato alla stampa che il Parlamento deciderà la settimana prossima se inviare l’esercito al confine, intensificando così il blocco della frontiera. Intanto, però, il capo della polizia ungherese Karoly Papp ha anticipato che 2.106 agenti divisi in sei diverse unità sono pronti per raggiungere il confine con la Serbia:

Non hanno e non avranno l’ordine di sparare.

26 agosto 2015 - Il flusso di migranti continua senza sosta anche nella penisola balcanica, con migliaia di persone che dopo essere sbarcate in Grecia ed essere riuscite ad attraversare la Macedonia, hanno raggiunto l’Ungheria passando per la Serbia - facilitati proprio dalla Macedonia che ha messo loro a disposizione autobus per il transito nel Paese - a pochi giorni dal completamento, previsto per il 31 agosto, delle barriere alzate proprio per impedire l’ingresso dei migranti.

Questa notte circa 2 mila persone hanno raggiunto la linea di frontiera ungherese, nei pressi del villaggio di Roszke, e almeno altre 5 mila sono in arrivo, ora in viaggio tra la Macedonia e la Serbia dopo che la prima, dopo giorni di stallo, ha acconsentito la riapertura della frontiera.

Il passaggio dei migranti non è affatto facile: la lunga barriera di filo spinato lunga 175 chilometri - l’intero confine tra Serbia e Ungheria - è quasi terminata e chi vuole avventurarsi in Ungheria deve tentare di passare proprio attraverso il filo spinato.

Le autorità ungheresi, intanto, stanno pensando di inviare l’esercito al confine, al fine di bloccare in modo più deciso l’ingresso dei migranti.

L’UNHCR, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha già anticipato che non dobbiamo aspettarci un rallentamento del flusso migratorio nel prossimo futuro:

Non vediamo la fine di questo flusso di persone in arrivo nei prossimi mesi.

La Macedonia riapre la frontiera: centinaia di migranti accompagnati in autobus in Serbia

23 agosto 2015 - Le polemiche delle ultime ore sono servite. La Macedonia ha riaperto la frontiera nei pressi della cittadina di Gevgelija, dove da giorni erano accampati centinaia di profughi intenzionati a transitare nel Paese e raggiungere altre mete, e ha iniziato a farli passare in gruppetti di 200-300 persone, dando la priorità a donne con bambini e anziani, affaticati e affamati dopo giorni trascorsi all’aperto.

La Macedonia non sta soltanto lasciando entrare i migranti, ma li sta anche aiutando - nel proprio interesse, ovviamente - a non restare nel Paese: è stato organizzato il trasporto su autobus che accompagna i piccolo gruppi di persone direttamente in Serbia, passando per la cittadina di Presevo che si trova subito dopo il confine.

In poche ore, ne danno conto i media locali, sono già arrivati in Serbia circa 2000 rifugiati e molti altri arriveranno nelle prossime ore.

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Macedonia, centinaia di migranti bloccati al confine con la Grecia

Non accenna a sbloccarsi la situazione dei centinaia di migranti, molti dei quali in arrivo dalla Siria, da giorni in stallo al confine tra la Macedonia e la Grecia, desiderosi di attraversare il Paese della penisola balcanica per raggiungere l’Europa del nord e cercare una prospettiva di vita migliore.

Da giorni le forze di sicurezza della Macedonia stanno facendo muro, bloccando di fatto l’accesso dei migranti nel Paese e, in una situazione molto simile a quanto verificatosi a Ventimiglia poche settimane fa, costringendoli ad accamparsi in attesa di poter passare.

La situazione si è scaldata in più occasioni, con gruppi di migranti che hanno tentato di oltrepassare e sono stati respinti con la forza dagli agenti, pronti a lanciare gas lacrimogeno per farli retrocedere. Ieri si è segnalata anche la presenza di feriti, migranti colpiti dai militari macedoni protetti da scudi e manganelli.

E’ accaduto mentre le autorità locali stavano facendo passare un gruppetto di donne e bambini. In molti, vedendo uno spiraglio di apertura, sono accorsi e hanno cercato di passare, ma la situazione è brevemente degenerata e diverse persone sono rimaste ferite, seppur in modo non grave.

Il maltempo non facilità la già delicata situazione e mentre la polizia macedone ha continuato a proteggere il confine a suon di filo spinato e camionette militari, cresce la preoccupazione per le centinaia di persone che ormai si sono accampate nell’area, pronte ad attendere tutto il tempo necessario pur di poter passare.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha espresso pubblicamente la propria preoccupazione per “centinaia di migranti e rifugiati vulnerabili, specialmente donne e bambini, ora ammassati nella parte greca del confine nonostante il peggioramento delle condizioni”.

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Da un lato l’UNHCR ha invitato la Grecia a rafforzare le modalità di registrazione e di accoglienza per le persone bisognose di protezione internazionale e fornire assistenza urgente alle persone bloccate nella parte greca del confine. Allo stesso tempo si invita la Macedonia a mettere in atto meccanismi in grado di garantire una gestione ordinata delle frontiere senza trascurare le esigenze di protezione.

Da parte sua il ministro degli Esteri della Macedonia, Nikola Poposki, non sembra molto propenso ad ascoltare i suggerimenti dell’UNHCR:

Negli ultimi giorni c’è stato un drammatico aumento del flusso dei migranti. Abbiamo raggiunto i numeri di 3.000/3.500 persone al giorno, qualcosa che un Paese di 2 milioni di residenti non è in grado di gestire su base quotidiana. […] Abbiamo dovuto rafforzare il controllo degli ingressi illegali sul territorio macedone.

Poi, in risposta alle polemiche delle ultime ore, ha precisato:

La Macedonia non è assolutamente il posto in cui migranti e rifugiati sono stati maltrattati.

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