Islanda: 10 mila cittadini aprono le loro case ai profughi siriani

Migrants and refugees protest at the Keleti (eastern) railway station in Budapest on September 1, 2015. Keleti, the biggest Hungarian railway station was closed today as police evacuated people trying to get on trains bound for Germany. AFP PHOTO    / ATTILA KISBENEDEK        (Photo credit should read ATTILA KISBENEDEK/AFP/Getty Images)

Mentre la situazione si fa sempre più incandescente sull’emergenza profughi e i paesi Ue sembrano ben lontani da un accordo in vista del vertice straordinario del 14 settembre, l’Islanda dà un segnale di solidarietà.

La campagna lanciata su Facebook dalla professoressa e scrittrice Bryndis Bjorgvinsdottir, ha colto tutti di sorpresa, governo di Reykjavík incluso. Quest’ultimo si era detto favorevole ad accogliere non più di 50 profughi. Ma 10 mila cittadini islandesi, aderendo autonomamente all’inziativa dell’insegnante, hanno scelto di accogliere altrettanti immigrati provenienti dalla Siria. I migranti saranno ospitati nelle case di chi ha scelto di sottoscrivere l’appello.

Il ministro del Welfare, Eyglo Hardardottir, preso atto dello straordinario successo della campagna, ha dovuto così dare il via libera dell’esecutivo. Ricordiamo che l’isola del Nord Europa, che conta appena 330mila abitanti, non è nuova a certe prese di posizione. Già l’anno passato ha offerto soccorso a 1.117 migranti.

Le adesioni della “gente normale”, in questo momento in cui la politica fa fatica a trovare soluzioni, sono accompagnate da messaggi di grande sensibilità. Come quella di Hekla Stefansdottir, che scrive: “Sono una madre single con un figlio di 6 anni ... Siamo in grado di prendere un bambino bisognoso. Sono una maestra e sarebbe bello insegnare ad un bambino a parlare, leggere e scrivere islandese e adattarsi alla società islandese. Noi abbiamo vestiti, un letto, giocattoli e tutto ciò di cui un bambino ha bisogno. Vorrei naturalmente pagare il biglietto aereo".

Parlando all’emittente televisiva RÚV, Bjorgvinsdottir ha detto che l’atteggiamento del suo paese sui profughi è cambiato con l’arrivo delle notizie tragiche dell’ultimo periodo: "Penso che le persone ne hanno abbastanza delle vicende che si verificano nel Mediterraneo e nei campi profughi

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