Scattone e il giornalismo e altre storie

Giovanni Scattone

Giovanni Scattone (nell'immagine, da Wikipedia) fu al centro di un caso di cronaca nera che ebbe grande eco mediatica alla fine degli anni novanta.

Nel 2003 fu ritenuto colpevole della morte per arma da fuoco di Marta Russo, una studentessa dell’Università La Sapienza di Roma. Fu condannato a 5 anni e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo.

All’epoca dei fatti Scattone era un assistente universitario. Uno dei dettagli che contribuì a costruire clamore intorno alla vicenda fu la questione del delitto perfetto, oggetto di un seminario di Filosofia del diritto tenuto da Scattone e da un altro assistente, Salvatore Ferraro, anch’esso condannato, per favoreggiamento.

La Cassazione decise di non comminare pene accessorie: l’interdizione all’insegnamento per Scattone venne cancellata. Dunque, a decorrere dal giorno della fine della pena, gli vennero restituiti i diritti civili e politici e fu revocata l’interdizione dai pubblici uffici.

Così, eccolo prima fare qualche supplenza (con polemiche annesse). Poi passare di ruolo. Quindi, avere una scuola superiore in cui insegnare.

E giù, di nuovo, di articoli e polemiche. Con lui che continua a professarsi innocente e le interviste ai genitori della vittima e a docenti, colleghi di Scattone, che si sentono in qualche modo ingiustamente "superati" da lui nell'esercizio della professione.

Si capisce che la cosa possa scatenare la rabbia nei parenti della vittima. Si capisce anche che possa suscitare reazioni nei colleghi o nelle famiglie della scuola dove Scattone insegnerà. È tutto molto umano, per carità. Ma la società dovrebbe farsi una ragione almeno del fatto che chi sconta le sue pene poi debba poter continuare a vivere.

Si capisce meno – se non per le consuete logiche pruriginose – l’interesse mediatico per la notizia che Scattone torni ad insegnare. O meglio, che sia passato di ruolo e abbia una classe. Esistono precisi doveri deontologici nel giornalismo. Il diritto all’oblio vale anche per chi è stato protagonista di un caso molto eclatante. Scattone è stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo, ha scontato la sua pena, comminatagli dopo il terzo grado di giudizio: non si capisce, dunque, cosa vorrebbero insinuare i numerosi estensori di articoli sulla questione, a cosa servirebbero le interviste ai colleghi che ritengono di essere a loro volta vittime di un'ingiustizia, se non solleticare l’indignazione di pancia di cui l’italiano è ormai maestro.

Tant'è, il risultato è ottenuto: Scattone rinuncia alla cattedra. Si può tornare a esercitare il giustizialismo a orologeria quando conviene.

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