La fuga dal Bataclan, il giornalista di Le Monde ritrova l'uomo salvato durante l'attacco

Daniel Psenny ha girato alcune immagini della fuga dal Bataclan prima di venire ferito durante il soccorso prestato a uno dei fuggitivi

19 novembre 2015 - Daniel Psenny, il giornalista di Le Monde che venerdì scorso è rimasto ferito nel tentativo di salvare una persona rimasta ferita nella strada sul retro del Bataclan, ha ritrovato lo statunitense Matthew.

Erano le 22 di venerdì scorso, quando Daniel, dopo avere filmato dalla sua finestra le immagini dei fuggitivi del Bataclan, ha deciso di scendere in strada e prestare soccorso ai feriti. Inizialmente ha aperto la porta, poi, pensando che la sparatoria fosse finita, ha guardato all’esterno e ha visto Matthew allungato per terra sulla destra.

Daniel ha agito d’istinto, senza pensare alle conseguenze, ha preso Matthew e lo ha trascinato al sicuro dentro la sua abitazione. Proprio mentre lo faceva entrare nella sua abitazione, Daniel è stato colpito a un braccio da un proiettile. L’uomo ha cercato di tamponare la ferita con una camicia e poi è stato soccorso da alcuni suoi vicini di casa che successivamente sono andati a recuperare l’americano sfuggito al massacro del Bataclan.

All’inizio di questa settimana i due si sono ritrovati a distanza di… tre camere di ospedale.

Matthew ha raccontato di avere abbandonato la sala sin dai primi spari e ha spiegato che l’11 settembre 2001 si trovava ai piedi delle Twin Towers prima che si scatenasse l’inferno: “Ma quello che è successo al Batclan è stato mille volte peggio”.

14 novembre 2015 - Daniel Psenny è un giornalista de Le Monde specializzato in televisione e media. Ieri sera, intorno alle 22, si trovava nella sua abitazione di Passage Saint Pierre Amelot quando ha sentito degli spari nella via.

Il giornalista si è affacciato alla finestra e ha iniziato a chiedere che cosa stesse succedendo. Molta gente ha preso a fuggire e quando ha capito che cosa stava accadendo ha tentato di prestare soccorso ai feriti che stavano fuggendo dalla sala del Bataclan.

L’uomo è stato ferito da un proiettile molto probabilmente sparato da una finestra. Verso le 3 di questa mattina è stato portato d’urgenza all’ospedale Georges Pompidou, dove verrà operato questa mattina insieme a una trentina di altre vittime dell’attentato condotte in quella struttura ospedaliera.

Ecco la sua testimonianza pubblicata dal quotidiano per cui lavora:

Stavo lavorando a casa mia. La televisione era accesa e stava trasmettendo un film in cui Jean-Hugues Anglade interpreta un poliziotto. Ho sentito un rumore, come die petardi, ed ero convinto all’inizio che fosse nel film. Ma il rumore era forte, allora sono uscito alla finestra. Io abito al secondo piano e il mio appartamento si affaccia sulle uscite di sicurezza del Bataclan. Talvolta vi sono delle uscite un po’ agitate, ma in quel momento tutti correvano da tutte le parti, ho visto dei ragazzi per terra, del sangue… Ho capito che c’era qualcosa di serio. Ho chiesto che cosa stesse succedendo. Tutti scappavano verso la rue Amelot o il boulevard Voltaire. Una donna era aggrappata alla finestra del Bataclan, al secondo piano. Ho pensato alle immagini dell’11 Settembre.

Mi sono detto allora che dovevo scendere per aprire alle persone affinché potessero venire a rifugiarsi. Ho aperto la porta dell’immobile. C’era un uomo disteso sul selciato. Con un altro uomo che non ho più visto dopo lo abbiamo tirato su per metterlo al sicuro nell’entrata. Devo essere stato colpito dal proiettile in quel momento. Non lo so, ho un vuoto di memoria. Ma ricordo di avere sentito come un petardo che esplodeva sul mio braccio sinistro e ho visto che sanguinava. Credo che il tiratore fosse sulla alla finestra del Bataclan. Siamo saliti da una coppia di vicini al quarto piano. La persona che avevamo fatto entrare aveva un proiettile nella gamba. Era un americano. Vomitava, aveva freddo, abbiamo creduto che stesse per morire. Abbiamo chiamato i pompieri, ma non ci poetvano evacuare. Ho chiamato un’amica medico che mi ha spiegato come farmi una garrotta con la mia camicia. Siamo rimasti fino a quando il RAID (gruppi antiterrorismo francesi, acronimo di Recherche Assistance Intervention Dissuasion) non è venuto a cercarci.

Via | Le Monde

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