Corte Suprema: "La legge anti-aborto dell'Irlanda del Nord viola i diritti umani"

Michael Gallagher (L) leads relatives of the Omagh bomb victims into the High Court in Belfast, in Northern Ireland, on  June 8, 2009. Michael Gallagher lost his son Aiden in the Omagh bombing in August 1998. Omagh bomb relatives will on Monday learn the verdict in their multimillion-pound legal action against those they blame for the killings. Five men are being sued for up to £14 million by those bereaved in the 1998 Real IRA atrocity. The relatives launched the landmark civil action in frustration at the failure to secure a successful criminal conviction over the attack in which 29 people died. AFP PHOTO/Peter Muhly (Photo credit should read PETER MUHLY/AFP/Getty Images)

La legislazione sull'aborto in Irlanda del Nord viola i diritti umani. A stabilirlo, lunedì scorso, è stata la Corte Suprema di Belfast con una sentenza storica, che non mancherà di sollevare polemiche nel paese e che metterà una certa pressione sui legislatori.

Il caso è stato sollevato dalla Commissione per i Diritti Umani dell'Irlanda del Nord (Nihrc), che propone una estensione delle attuali norme vigenti sull'interruzione di gravidanza. Ricordiamo che nella nazione del Regno Unito, in base alla Protection of Life During Pregnancy Bill, è consentito abortire solo in caso di pericolo per la salute fisica e mentale della madre.


I detrattori della legislazione vorrebbero che fosse cogente per un maggiore numero di casi: violenza sessuale, incesto e serie malformazioni per il feto. Eventualità, queste, previste nella normativa in vigore nel resto del Regno Unito (Abortion Act), risalente al 1967. In Irlanda del Nord, invece, la legge è molto restrittiva e chi pratica illegalmente l'aborto, ma anche la donna che ha scelto di interrompere la gravidanza, può finire in carcere. La pena massima prevista è quella dell'ergastolo.

Nel presentare la decisione della Corte, il giudice Mark Horner è stato chiaro:

"La donna deve affrontare tutti i pericoli e i problemi, emotivi e non, di portare in grembo un feto per il quale non ha alcuna responsabilità morale. In questo modo, non si sente altro che un ricettacolo del figlio di uno stupratore e/o di una persona che ha commesso incesto"

Inoltre, la Corte ha ricordato che centinaia di donne e ragazze impaurite sono costrette ad andare all'estero (sovente in Inghilterra) per poter abortire: nel 2013, 800 donne hanno compiuto questo tragitto, di cui 5 avevano meno di 16 anni.

Tuttavia, il numero di donne che si reca all’estero per interrompere la gravidanza ha subito un decremento. Ciò si spiega anche con la facilità con la quale è oggi possibile comprare online pillole abortive (illegali in Irlanda del Nord). Stiamo parlando di farmaci molto costosi, che si possono comprare senza prescrizione in India e in Cina.

Attualmente una donna è sotto processo per aver acquistato pillole abortive per la figlia minorenne. Secondo il diritto nord-irlandese, potrebbe essere condannata fino a 5 anni di reclusione per questo tipo di reato.

La sentenza, nel paese cattolico e conservatore, è stata subito accolta da molte critiche. La presidente dell'associazione pro-life, Precious Life group, Bernadette Smyth, ha definito "la decisione non democratica". Ed ha aggiunto che "non si tengono presenti i diritti umani del nascituro".

No thought given to the human rights of the unborn child - Jim Alister, TUVThank God for our pro-life politicians at Stormont.

Posted by Precious Life on Martedì 1 dicembre 2015

Anche la reazione dei vescovi d'Irlanda, come riporta l'Irish Times, non si è fatta attendere:

"Desta profonda preoccupazione la decisione della Corte Suprema di Belfast [...], che ha detto che la vita di alcuni bambini è più degna della nostra protezione, del nostro amore e della nostra cura rispetto a quella di altri bambini"

Sarà molto difficile che venga proclamato un referendum per rivedere la legge sull'aborto, il parlamento di Belfast rimane fortemente legato al clero. In ogni caso, la sensibilità nel paese sembra lentamente in mutazione.

Secondo un sondaggio di Amnesty International, il 69% dei cittadini dell’Irlanda del Nord ritiene che la normativa dovrebbe permettere l’interruzione di gravidanza nel caso in cui la donna sia tata vittima di una violenza sessuale; il 68% nel caso in cui la gravidanza sia il frutto di un incesto; il 60% nel caso in cui il feto presenti deformazioni che porteranno alla morte dopo il parto. Ma solo una percentuale minima pensa che si opportuno introdurre l'Abortion Act.

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