Francia: "La Vita di Adele" vietato nelle sale. Ecco come gli ultra-cattolici "difendono i nostri valori"

"Difenderemo i nostri valori", diceva il presidente Francois Hollande dopo le stragi di Parigi. "Sì, ma quali?", viene da chiedersi oggi. In una Francia sempre più lepenista, dove si può pensare di derogare allo stato di diritto, avanzando ipotesi su centri di internamento preventivi per sospetti terroristi, arriva anche una censura che puzza di fascismo. Il giudice amministrativo di secondo grado di Parigi ha vietato il film La Vie d'Adèle (La Vita di Adele), che dunque non può essere più proiettato nelle sale, almeno per il momento.

L'opera diretta dal regista di origini tunisine, Abdellatif Kechiche, e vincitore della Palma d'oro a Cannes nel 2013, si è vista negare il "visto di censura" dal tribunale. Precedentemente era già interdetto ai minori di 12 anni. Ora il ministero della Cultura francese, presieduto da Fleur Pellerin, dovrà procedere con il riesame. In sostanza, per tornare sul grande schermo, il film dovrà essere censurato entro due mesi ai minori di 18 anni. In ogni caso, il dicastero ha detto che farà ricorso contro la sentenza di ieri.

Già in primo grado, la commovente storia d'amore tra Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux aveva incontrato l'ostilità delle autorità: "le scene di sesso presentate in modo realistico e in primo piano, (sono) tali da urtare la sensibilità di un giovane pubblico". Ma la sequenza di sesso, finita al centro delle polemiche, appare solo una scusa.

La scelta del tribunale viene dopo la denuncia partita da un'associazione cattolica e vicina all'estrema destra, Promouvoir, che intanto ha intrapreso un'altra crociata contro il film Love di Gaspar Noé. L'organizzazione, che si prefigge di difendere "i valori giudaico-cristiani", è stata fondata nel 1996 dall'avvocato André Bonnet (conosciuto anche col nome di Patrice André).

Bonnet si vede poco in tv e rilascia interviste solo per mail, per paura che vengano distorte. Ivi si scaglia, come scrive El Pais, contro i registi "senza scrupoli", che pretendono di "reintrodurre la pornografia nel circuito destinato al grande pubblico". A suo avviso, film come La Vita di Adele "hanno l'obiettivo dichiarato di partecipare alla distruzione delle strutture sociali e familiari in nome di un libertarismo senza limiti". E con questa affermazione definisce bene il senso della sua battaglia, che non è tanto mirata contro la pornografia, ma contro le relazioni omosessuali.

Come riportato da L'Espresso, la società civile degli Autori-Registi-Produttori, presieduta da Claude Lelouch, ha espresso la sua ferma condanna per la decisione del tribunale tramite un comunicato:

“I cineasti dell'ARP sono stupiti della decisione del Tribunale Amministrativo di Parigi che ha dato ragione agli argomenti vergognosi di un'associazione decisamente oscurantista. A quanto pare l'oltraggio al pudore è tornato nella nostra società contemporanea”

Premettendo che qualsiasi forma di censura è da condannare, facciamo presente che la sequenza di sesso presente nel film non ha alcun elemento scabroso (fermo restando che è tutto da verificare cosa sia scabroso e cosa no). L'opera narra la storia di due ragazze di oggi, è una ricerca su sé stesse, sulla società nella quale vivono, ed è persino "formativa", senza mai indulgere in facili luoghi comuni e moralismi.

E' singolare che le crociate dei cattolici conservatori si rivolgano verso forme di espressione artistica e non contro la "spazzatura" a cui ogni giorno hanno accesso gli adolescenti. Sappiamo bene infatti che da siti internet e pubblicità viene costantemente veicolata, in maniera più o meno esplicita, un'immagine unidimensionale del sesso, che mercifica il corpo della donna (e degli uomini). E diciamo questo senza voler sponsorizzare operazioni di neo-puritanesimo nei confronti di tali "prodotti".

L'unica cosa che le agenzie culturali hanno il dovere di fare è di promuovere il senso critico nei ragazzi. E La Vita di Adele, per quanto ci riguarda, può essere un ottimo strumento per farlo. Quindi consigliamo a tutti quelli che non hanno visto il film, adolescenti o adulti, di vederlo. Il "bene dei minori" non può essere delegato ad un giudice eccentrico e nemmeno ad uno "stronzo fascista".

la-vita-di-adele.jpg

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO