Yemen: scuole bombardate dalla coalizione saudita. Amnesty: "Stop a trasferimento armi"

Amnesty International prova ancora una volta a riaccendere i riflettori sul conflitto yemenita. L'organizzazione non governativa ha nuovamente chiesto ai governi occidentali (compreso quello italiano) di fermare la fornitura di armi all'Arabia Saudita, che in Yemen è a capo della coalizione che appoggia il governo sunnita contro i ribelli sciiti Houti. E lo fa presentando un nuovo rapporto, che documenta una serie di attacchi contro scuole ancora in funzione nel paese della penisola arabica.

Gli attacchi in questione sono cinque e sono stati lanciati tra agosto e ottobre di quest'anno. Secondo Amentsy, sono rimasti uccisi 5 civili e ne sono stati feriti altri 14, tra cui 4 bambini. Al momento in cui sono cadute le bombe, le classi erano vuote, ma i danni provocati non mancheranno di causare, nel lungo periodo, conseguenze molto negative agli studenti.


Ricordiamo che finora, secondo le stime ufficiali, il conflitto yemenita ha prodotto più di 4000 morti, di cui almeno 400 bambini, e 20.000 feriti (il 50% civili), Inoltre , si registrano più di 1 milione di sfollati e 21 milioni di persone che hanno urgente bisogno di aiuti umanitari.

Nell'ottobre scorso, l'appello promosso da Amnesty International, Human Rights Watch e altre 21 Ong non è stato accolto dall'Onu. La commissione d'inchiesta sui crimini di guerra commessi da tutte le parti in conflitto in Yemen, compresa l'Arabia Saudita, non ha trovato il consenso necessario. E' passato, invece, un testo, appoggiato da Washington, Londra e Ryad, che avanza una richiesta di giustizia a senso unico e che affida le indagini al governo yemenita.

Ieri, Lama Fakih, alta consulente per le crisi di Amnesty International, ha denunciato gli attacchi alle scuole. "La coalizione a guida saudita ha compiuto una serie di attacchi illegali contro scuole usate per fini educativi, non certo militari, in flagrante violazione delle leggi di guerra", ha detto. Ed ha aggiunto: "le scuole hanno un ruolo centrale nella vita civile, significano uno spazio sicuro per i bambini. E invece i giovani studenti dello Yemen sono costretti a pagare il prezzo di questi attacchi. Sono i primi a patire un conflitto brutale e, nel lungo termine, hanno davanti a sé la prospettiva di un profondo cambiamento se non della fine del loro percorso educativo: un peso che rischiano di portare sulle spalle per tutta la vita".

Evidenziamo che secondo l'Unicef almeno il 34% dei bambini yemeniti non frequenta più la scuola da marzo, mese in cui sono iniziati gli attacchi aerei. E Il ministero dell'Istruzione di Sana'a ha fatto sapere ad Amnesty International che più di 1000 scuole sono fuori uso: 254 sono state distrutte, 608 hanno subito danni parziali e 421 vengono usate come rifugi per civili sfollati.

La Ong ha raccolto anche alcune testimonianze drammatiche. Un bambino di 12 anni, che frequentava la scuola al-Asma di Mansouriya (nel governatorato di Hodeidah), distrutta quest'anno da un attacco della coalizione a guida saudita, ha raccontato il suo stato di angoscia e di incertezza: "Ora viviamo nella paura e nel terrore. Oggi ho visto un aereo e mi sono spaventato tantissimo". E una preside di una scuola femminile della città di Hodeidah ha detto: "Ho pensato che l'umanità fosse finita per sempre. Capisci, un luogo d'insegnamento colpito in questo modo, senza preavviso... Dov'è l'umanità?" .

Amnesty, pur ammettendo che in alcune occasioni degli istituti scolastici sono stati usati a scopo militare, ha ribadito che nelle cinque scuole bombardate, oggetto del suo rapporto, "non è stato rinvenuto alcun resto di munizioni né alcuna prova di esplosioni secondarie o di altro genere".

In osservanza alla risoluzione 2225 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Amensty ha chiesto di rispettare il carattere civile delle scuole. E ha ribadito che serve fermare immediatamente i trasferimenti di armi che vengono usate per compiere violazioni dei diritti umani.

Il ministro della Difesa italiano, Roberta Pinotti, dopo che un nuovo carico di armi prodotte dalla RWM Italia di Domusnovaspartito è partito da Cagliari con destinazione Arabia Saudita, ha dichiarato in un'intervista che le spedizioni "sono regolari e nel rispetto della legge".

Di tutt'altro avviso Amensty, che torna a porre l'accento sulla necessità di stop immediato ai rifornimenti per l'Arabia Saudita e per gli altri paesi impegnati nella coalizione che combatte in Yemen. Tale impegno, afferma la Ong, è inderogabile:

"di fronte all'ampiezza dei crimini di guerra commessi dalla coalizione a guida saudita nello Yemen e alla possibilità che essi vengano compiuti anche grazie a forniture italiane (ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall'Italia, come le bombe MK84 e Blu109, sono stati ritrovati in diverse città bombardate dalla coalizione saudita)"

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