Egitto: ragazzo di 14 anni torturato e violentato con un bastone in carcere

Le torture nelle carceri nell'Egitto del generale al-Sisi investono anche i minori. La denuncia di Amnesty International

Egyptian riot policemen stand guard outside the High Court in downtown Cairo on January 1, 2015, during the hearing of three Al-Jazeera reporters on charges of aiding the Muslim Brotherhood. Egypt's top court ordered a retrial of the three Al-Jazeera reporters whose imprisonment on charges of aiding the Muslim Brotherhood triggered global outrage, but kept them in custody pending a new hearing. Australian Peter Greste, Egyptian-Canadian Mohamed Fahmy and Egyptian Baher Mohamed of the broadcaster's English service were detained in December 2013. AFP PHOTO / KHALED DESOUKI        (Photo credit should read KHALED DESOUKI/AFP/Getty Images)

Mazen Mohamed Abdallah ha appena 14 anni, ma si trova già recluso nelle carceri de Il Cairo, dove, secondo Amnesty International, è stato torturato e violentato dagli agenti della Sicurezza Nazionale. L'organizzazione non governativa rende noto che al giovanissimo detenuto è stata applicata la corrente elettrica sui genitali. Inoltre, il ragazzo è stato più volte sodomizzato con un bastone, al fine di costringerlo a confessare la sua presunta militanza nella Fratellanza musulmana, movimento politico diventato illegale dopo il golpe del 2013 del generale Abd al-Fattah al-Sisi.

Il 30 settembre scorso, Mazen è stato arrestato nella sua abitazione. Le forze dell'ordine hanno detto alla madre di stare tranquilla perché nel giro di poco sarebbe tornato a casa. E invece dell'adolescente si sono perse le tracce per una settimana. I familiari si sono rivolti a commissariati e magistrati, ma si sono sentiti rispondere che il ragazzo non risultava in nessuna lista di detenuti.

Mazen, in quella settimana, sarebbe stato sottoposto a ripetute torture nella stazione di polizia di Nasr City, nella periferia della capitale egiziana. Poi il 7 ottobre è stato trasferito in un altro centro di detenzione dove è stato nuovamente sottoposto alla ignobile pratica del bastone nell’ano.

L'8 ottobre il ragazzo è stato condotto negli uffici della procura della Sicurezza Nazionale. I familiari lo hanno saputo casualmente, grazie a un conoscente che si trovava in loco. L’avvocato ha avuto facoltà di assistere agli ultimi minuti dell’ennesimo interrogatorio, dove Mazen ha riferito al procuratore delle torture subite. Il legale allora ha fatto richiesta di un esame medico che certificasse le lesioni e le ferite inferte al suo assistito, ma la richiesta è stata respinta.

Così dopo oltre due mesi, il ragazzo è ancora recluso perché sospettato di aver partecipato ad una manifestazione della Fratellanza e per aver volantinato a favore del gruppo islamista. Eppure la legge egiziana vieta la detenzione preventiva per i minori di 15 anni.

Mazen attualmente vive in una cella sovraffollata di adulti, dove ha contratto la scabbia a causa delle condizioni igieniche insalubri. La famiglia può fargli visita una volta alla settimana per un minuto. La madre in un tempo così ristretto può solo mandargli un bacio da dietro le sbarre.

Sul caso si è pronunciato il vice-Direttore del Programma di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, Said Boumedouha che ha dichiarato:

"L'abuso orribile descritto da Mazen Mohamed Abdallah offre una visione nauseante sulla routine delle torture e dei maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza egiziane nelle stazioni di polizia Le autorità egiziane devono avviare immediatamente un'indagine indipendente, approfondita e imparziale sulle torture dalle forze di sicurezza denunciate da Mazen [...] La detenzione di un ragazzo della sua età è illegale, deve essere rilasciato immediatamente"

Nonostante le "elezioni" politiche di quest'anno in Egitto, nel paese nord-africano, di fatti, è in vigore uno stato di polizia. La tortura denunciate sono in aumento dal mese di marzo, quando il ministero dell’Interno è stato affidato a Magdy Abdel Haffar, proveniente dagli apparati di sicurezza.

L'Occidente, la Russia e i paesi del Golfo hanno appoggiato il nuovo corso di al-Sisi, visto come antidoto al dilagare dello jihadismo combattente in Medio Oritente. E tutti sono pronti a mettersi in affari con lui, basti vedere le presenze straniere all'inaugurazione del raddoppio del Canale di Suez. E pazienza se nel 2013, secondo molte organizzazioni internazionali, ha messo in atto quello che può essere definito un vero e proprio crimine contro l'umanità: l'uccisione di 700 manifestanti che reclamavano il reintegro del deposto Presidente Morsi.

La Fratellanza Musulmana, andata al potere dopo la fallita Primavera egiziana, non si era di certo distinta come una forza democratica. Le violazioni dei diritti umani e della libertà di espressione erano all'ordine del giorno quando la fazione islamica era al governo. Ma il "laico" al-Sisi non ha fatto di meglio. Con lui al potere l'Egitto ha ottenuto ben pochi vantaggi: tagli ai sussidi sui beni di prima necessità, la proibizione degli scioperi nelle fabbriche e un numero incredibili di leggi speciali. Attraverso questi strumenti normativi, il numero dei prigionieri politici è arrivato a circa 40 mila e le condanne a morte non si sono mai fermate.

Cavalcando la minaccia della Fratellanza, il governo egiziano ha riempito le prigioni anche di attivisti e studenti laici. In questo modo, ha silenziato qualsiasi forma di opposizione.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO