India: Sonia Gandhi e suo figlio Rahul liberi su cauzione

Congress Vice President Rahul Gandhi (R) and President Sonia Gandhi (C) shout slogans during a protest by Congress Party Members of Parliament at the Mahatma Gandhi statue at Parliament house in New Delhi on August 4, 2015. Congress MPs protested outside Parliament, including former Prime Minister Manmohan Singh, Congress vice-president Rahul Gandhi and other senior party leaders who raised slogans against Prime Minister Narendra Modi and the NDA government following the suspension of 25 of their MPs, and demanded the resignation of Foreign Minister Sushma Swaraj.  AFP PHOTO/ PRAKASH SINGH        (Photo credit should read PRAKASH SINGH/AFP/Getty Images)

"In libertà provvisoria su cauzione". Questa è stata la decisione del Tribunale di New Delhi, capitale dell'India, su Sonia Gandhi, leader dell'opposizione con origini italiane, e suo figlio Rahul. I due erano stati accusati per irregolarità finanziarie nell'acquisizione di immobili da parte del partito del Congresso.

I due politici si sono presentati davanti ai giudici insieme ad altri esponenti del Congresso indiani, tra cui l'ex premier Manmohan Singh. La cauzione versata per tornare in libertà è stata pari alla somma di 50 mila rupie ciascuno (circa 700 euro). Ma il caso giudiziario non finisce qui, la prossima udienza è prevista per il 20 febbraio 2016.

Visto le ripercussioni politiche del caso, introno al Patiala House, il complesso che ha ospitato l'udienza odierna, è stato predisposto un imponente cordone di sicurezza. La seduta è durata solo qualche minuto ed è stata trasmesse in diretta dalle televizioni indiane.

I giudici hanno respinto la richiesta del leader del partito di governo (Bharatiya Janata Party), Swami Subramanian, di ritirare i passaporti degli imputati per impedire la loro eventuale fuga all'estero. Ricordiamo che è stato proprio Subramanian a denunciare lo scandalo immobili.

Sonia Gandhi è presidente dell'Indian National Congress, vedova dell'ex primo ministro Rajiv Gandhi, nipote di Jawaharlal Nehru. Il suo nome era stato fatto per una possibile candidatura alla carica di premier, dopo il successo del suo partito nelle consultazioni del 2004 per il rinnovo del Parlamento (Lok Sabha). Avrebbe dovuto guidare un governo di coalizione, ma, a causa dell'ostracismo della classe dirigente indiana, fu costretta a rinunciare alla carica. A pesare sulla sua figura c'erano soprattutto le sue origini italiane.

A novembre 2010, la rivista americana Forbes ha inserito Sonia Gandhi tra le dieci donne più potenti del pianeta. E nel 2013, sempre secondo secondo Forbes, è diventata la terza donna più potente del mondo, dopo Angela Merkel e Dilma Rousseff.

Dopo il deflagrare del caso dei due marò, Sonia Gandhi si era mostrata poco incline a trattare. Due anni fa dichiarò in merito: "Nessuno deve pensare di sottovalutare l'India. La questione è in mano alla Corte Suprema e noi ci rimetteremo alle sue decisioni". Il suo atteggiamento fu dettato da astuzia politica, molto probabilmente non voleva farsi rinfacciare una certa partigianeria nei confronti del suo paese di origine.

Sonia (classe 1946), all'anagrafe Edvige Antonia Albina Maino, si trasferì in India con Rajiv Gandhi nel 1968. I due si sposarono dopo essersi conosciuti in Inghilterra: lui era studente all'Università di Cambridge e lei studiava inglese presso la Lennox Cook School.

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