Misna chiude il 31 dicembre. I giornalisti scrivono a Papa Francesco

"Caro Francesco ascoltaci tu"

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Per chi cerca di fare il lavoro del giornalista con una certa serietà, senza rifugiarsi nelle "verità" ufficiali, rimasticate, edulcorate, e senza cedimenti al sensazionalismo del dispositivo mediatico che vomita senza sosta pseudo-notizie, non è un buon segnale quello arrivato il 19 dicembre. L'agenzia Misna (Missionary International Service News Agency), salvo interventi straordinari, chiuderà il prossimo 31 dicembre.

A renderlo noto è l'assemblea dei giornalisti in un comunicato, dove si informa che gli Istituti missionari editori hanno improvvisamente deciso la cessazione dell'attività, con meno di un mese di anticipo. Tutta la redazione, fatta di missionari (non solo cattolici e non solo italiani), di collaboratori e di traduttori, si dice sconcertata per la scelta.

Misna, nel corso della sua lunga attività (ormai 18 anni), ha offerto fonti importanti dai sul Sud del mondo, dall'Asia, all'Africa, all'America Latina. Non solo lanci di agenzia, ma anche dossier e analisi nate dal lavoro sul campo.

L'assemblea dei giornalisti stigmatizza la carenza di proposte concrete da parte dell’editore e il rifiuto a trattare dinanzi alla disponibilità della redazione di prendere in esame soluzioni (anche attraverso il taglio degli stipendi) capaci di risolvere la crisi aziendale.

Misna è stata fondata nel dicembre del 1997 per iniziativa di alcune congregazioni missionarie e diretta dal missionario comboniano Giulio Albanese, a cui è successo Pietro Mariano Benni. Da allora, il principio ispiratore dell'agenzia, come spiegato dagli stessi giornalisti è stato sempre lo stesso: "Se diamo un satellitare a ogni missionario, nel più sperduto angolo della Terra - dal Congo alla “Fin del Mundo” - avremo un racconto del mondo davvero unico, libero e ispirato, questa era l’idea da cui siamo nati e che riteniamo oggi ancora e più che mai attuale e necessaria. Con amore e dedizione, da allora ci battiamo per cambiare, a modo nostro, la maniera di fare informazione".

Misna, rivolgendosi a Papa Francesco, che proprio venerdì ha celebrato l'Anno Santo alla Caritas, ricordando che "l'entrata al cielo non si paga con i soldi né con le onorificenze", aggiunge:

"Gli Istituti missionari proprietari della Misna si dicono “stanchi”, demotivati, così schiacciati dalle spese e “privi di energie” da ritenere inutile la sopravvivenza della loro stessa creatura. Sarebbe un errore grave: senza MISNA a pagare saranno le giovani Chiese, le periferie, la società civile che invoca una giustizia sociale senza cui non può esserci Pace. E l’idolo del denaro spegnerebbe la voce dei poveri.

In tutti i modi abbiamo pregato l’editore di sedersi attorno a un tavolo e trovare con noi una soluzione. Ci siamo offerti di continuare a lavorare tagliando i nostri stipendi, provando a fare di tutto, insieme – noi laici al fianco dei missionari - per far sì che la Misna vada avanti! Ma non siamo stati ascoltati.

Caro Francesco, ascoltaci tu"

Francesco sa che l'agenzia missionaria non si è risparmiata nel dare "voce agli ultimi", anche nella sua amata America Latina. Per il sottoscritto, appassionato di questioni inerenti alla Colombia ad esempio, è stata un supporto prezioso. Speriamo che il Papa, ispirato dal valore della Misericordia, intervenga per trovare una mediazione. Senza Misna, sarà l'intero mondo dell'informazione ad essere più povero.

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