Giappone, pena di morte: per la prima volta una giuria popolare a deciderla

Amnesty: "Immediatamente una moratoria ufficiale sulle esecuzioni"

Members of civic groups hold banners denouncing the death penalty during a demonstration in front of the Justice Ministry in Tokyo on June 26, 2014. Japan carried out its first execution of the year on June 26 when it hanged a man for a triple murder, the ninth prisoner to be put to death since the conservative government of Shinzo Abe took power in 2012.       AFP PHOTO/Toru YAMANAKA        (Photo credit should read TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images)

In Giappone, questa settimana, una giuria popolare ha scelto di applicare la condanna capitale. Venerdì 18, Sumitoshi Tsuda (63 anni), insieme a Kazuyuki Wakabayashi (39 anni), è stato impiccato. Sono le prime due sentenze a propendere per la massima pena dell'ordinamento nipponico dal mese di ottobre, quando si è insediato il nuovo ministro della Giustizia, Mitsuhide Iwaki.

Wakabayashi è stato indicato come colpevole dell’assassinio di una donna e di sua figlia nel 2006. Le due vittime sono state freddate nel corso di una rapina in casa. Il bottino è stato di poche centinaia di euro. Tsuda è stato anche lui per anni nel braccio della morte. Nel 2009, fu accusato dell'omicidio di tre persone e, quattro anni fa, la giuria rigettò le tesi della difesa, che avallavano la non premeditazione del delitto. L'imputato ha chiesto perdono ai parenti delle vittime. In quell'occasione, puntualizzò che era pronto a morire, e per questa ragione aveva revocato la domanda di revisione della condanna inoltrata dai suoi avvocati all’Alta corte di Tokyo.

Evidenziamo che Tsuda è stato condannato a morte da una giuria popolare. Nel paese del Sol Levante, infatti, dal 2009, il sistema dei giurati è stato affiancato a quello dei giudici.

Come riporta il Guardian, dopo le esecuzioni, è arrivata prontamente la reazione della direttrice per le ricerche sull' Asia orientale di Amnesty International, Roseann Rife. Quest'ultima ha chiesto immediatamente una moratoria al governo nipponico:

"E'agghiacciante e si deve porre un freno (alla pena di morte) ora, prima che altre vite si perdano. La pena di morte non è giustizia e non è una risposta alla lotta contro la criminalità, è una forma crudele di punizione che viola i diritti umani. Il Giappone dovrebbe introdurre immediatamente una moratoria ufficiale sulle esecuzioni come primo passo verso l'abolizione della pena di morte"

Amnesty condanna anche le modalità con cui le sentenze vengono rese effettive. La Ong che difende i diritti umani rimarca che ai detenuti è dato un preavviso di poche ore, mentre la loro morte è comunicata ai familiari ad esecuzione avvenuta. Inoltre, tra i 128 prigionieri nel braccio della morte non mancherebbero condannati con problemi psichici.

Dal 2012, da quando è primo ministro il nazionalista Shinzo Abe, leader partito Liberal Democratico, le condanne a morte sono state 14 in totale. Il governo continua a ripetere che i sondaggi di opinione sono favorevoli alla pena capitale, ma non è dello stesso avviso la Federazione degli avvocati. L'organizzazione ha recentemente chiesto al ministero della Giustizia l'istituzione di un comitato per affrontare il tema.

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