Sarajevo, sventato attacco terroristico: "pianificavano 100 morti a capodanno"

Bosnian policemen are seen while securing a crime scene during an investigation in Sarajevo's Northern suburb of Rajlovac  late on November 18, 2015, after an attack by an armed suspect. Two soldiers from the Bosnian army were shot dead when the gunman used an automatic weapon to shoot a  betting shop near army barracks. The gunman also shot at a bus when fleeing the area, injuring an additional three people.  AFP PHOTO/  ELVIS BARUKCIC        (Photo credit should read ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)

Dopo l'allarme della polizia lanciato in Austria e le voci di un possibile attentato in Italia, rimane alta l'allerta terrorismo in tutta Europa per la notte di capodanno. A tale riguardo, segnaliamo che undici persone sono state arrestate a Sarajevo, capitale della Bosnia Erzegovina, il 22 dicembre scorso. I fermati, secondo il procuratore Dubravko Campara, "stavano organizzando un attentato dinamitardo in occasione delle feste di capodanno che avrebbe potuto uccidere un centinaio di persone".

Le fonti di polizia bosniache rivelano che il gruppo aveva programmato di posizionare un ordigno in un luogo molto affollato o sotto una vettura delle forze dell'ordine. Il procuratore ha specificato che non sono stati ancora appurati legami diretti con l'Isis. Ma resta il fatto che nella casa dove si riunivano gli 11 arrestati erano appese alle pareti delle bandiere nere dello Stato Islamico.

Gli arresti di una settimana fa sono stati portati a termine con una operazione che ha coinvolto un centinaio di agenti speciali. La maggior parte dei fermati si trovava nei pressi di una caserma. La stessa dove, il 19 novembre scorso, sospetti jihadisti avevano assassinato due militari, suicidandosi subito dopo. Evidenziamo, infine, che i membri del gruppo sono tutti accusati di reclutamento e di incitamento pubblico ad azioni terroristiche.

I Balcani sono diventati un terreno fertile per l'islamismo combattente. La Bosnia, in particolare, è un luogo di passaggio importante per miliziani che tornano dalla Siria e dall'Iraq o che vi sono diretti. Inoltre, sempre nei Balcani il traffico illegale di armi è diventato un fenomeno difficilmente governabile.

Il fondamentalismo ha incominciato ad attecchire in Bosnia durante la guerra del 1992-1995. Molti mujaheddin andati lì per combattere, dopo gli Accordi di Dayton, non rientrarono nei Paesi d’origine perché sposarono donne bosniache o per (discutibili) meriti militari.

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