Isis, un video per sfidare la Gran Bretagna

Un jihadista in nero si rivolge direttamente a David Cameron

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Lo stile è quello reso noto da Jihadi John e il contenuto è simile a quello dei video che un anno e mezzo fa, nella fase di ascesa mediatica dell’Isis, avevano come destinatario Barack Obama. Stavolta, però, il destinatario è David Cameron che viene definito dal protagonista in nero un “imbecille”, “un leader insignificante” che ha commesso l’errore di sfidare lo Stato Islamico e uno “schiavo della Casa Bianca”.

Secondo quanto riferito dall’emittente britannica Bbc, il militante dell’Isis ricalca i modi e il linguaggio del suo predecessore Jihadi John e si esprime in un inglese perfetto. Nel video vengono giustiziate cinque presunte spie che, nella narrazione dell’Isis, vengono accusate di lavorare per Londra.

Nel filmato i militanti prigionieri dello Stato Islamico dicono di provenire dalla Libia e dalla Siria e spiegano le ragioni della loro cattura. Uno di loro, per esempio, racconta di essere stato impiegato per localizzare i militanti dello Stato Islamico, affinché questi potessero essere colpiti dai raid aerei della coalizione a guida statunitense.

Come Jihadi John con Obama nel 2014, anche il protagonista di questo video punta la pistola verso la Camera minacciando la Gran Bretagna: “Britannici, sappiate che vi invaderemo. Pensate che il vostro governo si prenderà cura di voi quando sarete nelle nostre mani? Perderete questa guerra, come avete perso in Iraq e Afghanistan”.

La macabra “sceneggiatura” è la stessa dell’estate e dell’autunno 2014: dopo le minacce e le confessioni i cinque uomini in tuta arancione vengono freddati con un colpo alla testa. Questo è quanto si vede nel filmato che si conclude con l’immagine si un bambino che minaccia di colpire i miscredenti.

Da segnalare anche le tempistiche di pubblicazione: l’Isis esce allo scoperto con la propria propaganda soltanto nei momenti nei quali possono esserci picchi d’attenzione sui media occidentali, quindi subito dopo le festività che sono momenti di “tregua” della strategia mediatica. Lo scorso anno l’attacco di Charlie Hebdo avvenne il 7 gennaio, data coincidente con il primo giorno di lavoro dopo le due settimane di festività di fine e inizio anno.

Via | Ansa

Foto | Youtube

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