Francia: nel Nord il dramma dei migranti che sognano il Regno Unito. Il caso di Grande-Synthe

A 4-year-old Kurdish boy from Iraq poses in a migrant and refugee camp in Grande-Synthe near Dunkirk, northern France, on January 12, 2016. Around 3,000 refugees and migrants of Kurdish descent from Iraq and Syria live in the camp. / AFP / PHILIPPE HUGUEN        (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Il rigore dell'inverno avanza, e quasi 3 mila persone si riscaldano intorno al fuoco, mentre cucinano fagioli e bollono il latte per i bambini. Sembra una periferia da "Ragazzi di vita", con delle baracche dislocate nel fango prive dei servizi igienici essenziali, eppure si tratta di un "normale" campo profughi in Europa oggi. Siamo in Francia, al confine con il Belgio, nel comune di Grande-Synthe, nella periferia dell'arrondissement di Dunkerque.

André Jincq, vice direttore del programma di Medici Senza Frontiere (MSF), ha definito le condizioni dei campi "insalubri e terribili", richiamando tutti ad una maggiore attenzione per quello che sta accadendo nel Nord della Francia. Grande-Synthe, suo malgrado, è diventato un "sito di ammasso" (forse non c'è altra definizione possibile) di numerosi curdi e curdi iracheni, ma anche di iraniani, yazidi e vietnamiti. I migranti stazionano nel comune di 22 mila abitanti, dopo essere stati costretti abbandonare i loro paesi di origine. E sono uniti da uno stessa speranza: lasciare il gelido inferno di fango nel quale sopravvivono e attraversare la Manica per raggiungere il Regno Unito.

El Pais, riporta le voci di alcuni rifugiati che vivono nel campo di Grande-Synthe. Tra questi, c'è Arash Faramarzi, che non perde occasione per esprimere le forti aspettative che nutre nei confronti del Regno Unito, forse poco informato sulla svolta ultra-conservatrice del governo Cameron. "L'Inghilterra ci sta bene. Sappiamo la lingua, ci sono lavoro e abitazioni ", ha dichiarato il migrante del Kurdistan iraniano, che condivide la sua casa con due fratelli, la sorella e i nipoti nel campo di Grande-Synthe.

Arash e i suoi familiari sono stati "fortunati" rispetto agli altri perché occupano una casa che hanno costruito dei volontari belgi. "Abbiamo la vista migliore", scherza dopo aver offerto una tazza di tè ai suoi intervistatori. Ma aggiunge singhiozzando, "voglio solo portare mia moglie e mia figlia con me".

Per far fronte al problema delle condizioni di vita dei rifugiati di Grande-Synthe, MSF ha annunciato che a breve partirà nuovo progetto interamente finanziato dall'organizzazione, a costo zero per lo Stato. Il lavoro durerà circa un mese, durante il quale, in 500 tende riscaldate (che possono ospitare cinque persone), saranno installate docce con acqua calda e servizi igienici funzionanti.

Una volta predisposto il nuovo campo, i rifugiati saranno ospitati su base volontaria e saranno liberi di entrare e uscire dalla "struttura". "Consideriamo questo fatto come essenziale. Non siamo per la creazione di un campo di reclusione per i profughi, bensì vogliamo offrire loro uno spazio per aiutarli a passare l'inverno in condizioni più dignitose e umane", specifica Jincq.

Certamente le iniziative come quelle di MSF sono di grande aiuto. Ma il resta il fatto che in Europa mancano grandi politiche in grado di gestire i flussi, improntate al valore dell'accoglienza e al rispetto dei diritti fondamentali della persona.

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