L'ex Br Adriana Faranda invitata alla scuola dei magistrati: è polemica

Alessandra Galli, magistrato e figlia del Giudice Galli assassinato da Prima Linea, critica la scelta: "Sono attonita e amareggiata, noi magistrati abbiamo giurato fedeltà allo Stato"

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L'ex terrorista brigatista Adriana Faranda è stata invitata a partecipare ad un corso di formazione presso la Scuola Superiore della magistratura di Scandicci sulla cosiddetta 'giustizia riparativa'. La Faranda fu tra i componenti della cosiddetta 'colonna romana' delle Brigate Rosse che organizzarono il sequestro di Aldo Moro e per questo motivo è stata condannata ad una pena che ha finito di scontare nel 1994, beneficiando anche di una riduzione prevista dalla legge n.34 del 18 Febbraio 1987 che prevede uno 'sconto' per quanti, imputati o condannati, dimostrino di essersi dissociati da quegli ideali.

Proprio in tal senso va inquadrato il suo percorso di 'giustizia riparativa', attraverso il quale sta cercando di porre rimedio almeno alle conseguenze sociali delle sue azioni da terrorista. La decisione di invitarla ha indignato alcuni magistrati, che non ritengono opportuna la sua presenza proprio in virtù del suo ingombrante passato. Particolarmente critica Alessandra Galli, figlia del Giudice ucciso da Prima Linea nel 1980, e a sua volta magistrato. La Galli si è definita "attonita e amareggiata" per "la decisione di invitarvi Adriana Faranda. E' inaccettabile il dialogo in una sede istituzionale come questa con chi ha ucciso per sovvertire lo Stato e la Costituzione alla quale noi, come magistrati abbiamo giurato fedeltà". Anche Il Procuratore di Torino Armando Spataro si è espresso in termini critici: "le mie perplessità non sono affatto collegate all'oggetto del corso, ma alla presenza di ex terroristi in una Scuola di Formazione per Magistrati".

L'ex Presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida, che ha appena lasciato la presidenza della Scuola Superiore della Magistratura, ha risposto alle critiche motivando al SecoloXIX la scelta di invitare ex terroristi come oratori in questo corso:

«Non c’è molto da dire. È un corso sulla giustizia riparativa in cui si inserisce il racconto di un’esperienza particolare e molto seria, che ben si presta a stimolare la riflessione in una sede come quella della Scuola della magistratura. Dov’è lo scandalo? O si pensa che la Scuola sia un sancta sanctorum, un tabernacolo che non può essere profanato dalla presenza di certe persone? La formazione è per eccellenza il luogo della riflessione e del confronto, e la formazione dei magistrati non può ignorare temi come quello della giustizia riparativa. Non capisco le reazioni. Servirà per parlare di una esperienza che ha coinvolto diverse persone, tra parenti delle vittime e colpevoli, che da anni si sono ritrovati per parlare e comunicare su base volontaria. È una delle più significative esperienze di giustizia riparativa in Italia, a cui è stato dedicato anche un libro e di cui si è parlato in varie sedi. Perché non lo si dovrebbe fare alla Scuola della magistratura? E perché escludere la testimonianza di ex terroristi che hanno fatto un lungo percorso sul piano umano e della rieducazione, e hanno avviato un dialogo con le vittime? Chi protesta sembra pensare che la Scuola della magistratura non possa essere aperta a ”simboli del male”, ma questa è una concezione “feticistica”; la Scuola è una sede dove si fa cultura, e la sua attività deve servire a promuovere ciò che meglio serve al lavoro dei magistrati di oggi e di domani».

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