La carta d’identità elettronica torna a marzo 2016

Sarà possibile richiederla in 153 comuni, ma è ancora tutto in via sperimentale.

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È dal 1997 che si parla della carta d’identità elettronica, facendo seguire varie sperimentazioni che non si sono mai trasformate in qualcosa di ufficiale. Anzi: i comuni che fino a oggi hanno partecipato alle sperimentazioni hanno poi sempre preferito fare ritorno alla versione cartacea, per una questione di costi e di mancanza di fondi.

Adesso ci si prova di nuovo: a partire da marzo 2016 sarà possibile fare richiesta della carta d’identità elettronica in 153 comuni, tra cui Milano, Roma, Napoli, Bari, Bologna e Firenze. Con la previsione che, se tutto andrà per il verso giusto, la carta d’identità elettronica sarà diffusa ovunque a partire dal 2018.

Vedremo se questa volta ci saranno i fondi, visto il costo delle macchine che servono per l’emissione di queste carte intelligenti all’interno delle quali (questa volta) saranno davvero contenuti i dati biometrici: codice fiscale, impronte digitali, atto di nascita e vari elementi di sicurezza per evitare che la carta venga contraffatta.

Sulla carta d’identità elettronica, inoltre, si potrà dare anche il proprio consenso per la donazione degli organi.

Per quanto riguarda le informazioni: come si fa richiesta per la carta d’identità elettronica? Bisogna recarsi all’anagrafe del proprio comune, ma per il rilascio bisognerà attendere che la Zecca lo spedisca a casa - entro sei giorni lavorativi - con anche un pin e un puk per accedere ai servizi online. La carta d’identità elettronica costa non poco: 25,42 euro, contro 5,42 euro. Ma i vantaggi non sono di poco conto, soprattutto se si pensa che i “cittadini digitali” fanno subito venire in mente il caso dell’Estonia, in cui, come ricorda il Fatto Quotidiano, “si può aprire un’azienda in 18 minuti, firmare un contratto a distanza, pagare le tasse, il parcheggio o il biglietto dell’autobus semplicemente utilizzando l’Id della card elettronica che permette di accedere a tutti i servizi digitali del Paese”.

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