Giulio Regeni, l'attacco di Luttwak: "L'Italia non deve dire niente"

Il politologo americano dice la sua sulla vicenda del ragazzo ucciso a Il Cairo: "Chi lo sa chi l'ha ucciso? Magari è stata l'amante".

WASHINGTON - JANUARY 23: Edward Luttwak, Senior Fellow at the Center for Strategic & International Studies, testifies before the Senate Foreign Relations Committee on January 23, 2007 in Washington, D.C. Congressman John Murtha (D-PA) and Former Speaker of the House Newt Gingrich will appear before the Committee. (Photo by Jamie Rose/Getty Images)

Il politilogo americano Edward Luttwak non è certo nuovo a intemerate che creano polemiche, tra le quali si ricorda l'accusa a Emergency di fare il gioco dei terroristi, curandoli e "consentendogli di tornare ad ammazzare la gente". Oggi, parlando ai microfoni de La Zanzara, si è invece soffermato sul caso di Giulio Regeni, lanciandosi in un attacco contro il governo italiano e le sue eventuali critiche all'operato delle forze dell'ordine egiziano: "Qualsiasi dichiarazione italiana che critica il governo egiziano è irresponsabile. Non bisogna dire niente. E’ assolutamente vietato picconare il governo egiziano. Il governo egiziano è un baluardo contro il terrorismo anche per l’Europa”.

Come dire, dal momento che mantiene l'ordine, non si può criticare Al Sisi. Anche se la sua democrazia sta prendendo sempre più le sembianze di una forma di governo estremamente autoritaria e tenuta con il pugno di ferro. "L'Egitto è più che un alleato per l'Italia, è una barriera protettiva, una diga contro l'anarchia libica. Spero che l'Italia non dica nulla e non faccia nulla".

Ma Luttwak non si risparmia nemmeno su Giulio Regeni: "Non sappiamo chi l'ha ucciso, magari è stato un amante. Ognuno di noi fa cose pericolose e si prende dei rischi. Quando io prendo un rischio, non dico a un intero governo di compromettere i suoi interessi per quello che succede a me. Non chiedo al governo di prendersi delle responsabilità se muoio".

Al di là del fatto che il povero Regeni non può chiedere più nulla a nessuno; è difficile immaginare che l'Italia si possa disinteressare della morte violenta, misteriosa e forse "di stato" che ha colpito un ragazzo che non stava svolgendo nessuna attività eccezionale e non si trovava in un teatro di guerra, ma nella capitale egiziana.

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