Svezia, tensioni tra curdi e turchi: ieri un'esplosione in un centro culturale

An ambulance stands in front of a Turkish cultural centre after an explosion on February 18, 2016 in Fittja, Sweden. Police said no one had been injured in the blast, which took place around 09:30 pm (2030 GMT) in the southwestern Fittja neighbourhood, where a man was shot four days ago at a pro-Kurdish rally. / AFP / TT NEWS AGENCY AND TT News Agency / MAJA SUSLIN/TT / Sweden OUT        (Photo credit should read MAJA SUSLIN/TT/AFP/Getty Images)

Ieri, 17 febbraio 2016, si è verificato un fatto che mette in allarme la società civile e le istituzioni svedesi. In serata, c'è stata un'esplosione all'interno di uno stabile che ospita un’associazione culturale curda. L'episodio ha avuto luogo a Botkyrka, comune a Ovest di Stoccolma.

Botkyrka è nota per l'Ikea più grande della Svezia e per la sua numerosa presenza di immigrati. Un portavoce della polizia, dopo la deflagrazione, ha confermato che non ci sono state vittime: "Al momento dell'esplosione all’interno non c’era nessuno, nessuno è rimasto ferito". Una fortuna, questa, visto che i locali dell'associazione sono sempre molto frequentati.

Il probabile attentato (saranno le forze dell'ordine a fare chiarezza) arriva a quattro giorni da un altro episodio molto preoccupante. A Fittja, sobborgo a sud-ovest di Stoccolma, un 54enne è stato colpito e ferito gravemente. L'uomo stava manifestando in un corteo di sostegno al popolo curdo.

Per la Säpo, l’intelligence svedese, il ferimento è avvenuto mentre i manifestanti transitavano sotto le finestre di un’associazione culturale turca. E la polizia ha fatto sapere ieri sera che è necessario vigliare sulla "crescente tensione tra la comunità turca e curda in Svezia".

Dunque lo scontro tra turchi e curdi riaffiora anche lontano dalle zone di combattimento, e certamente è favorito da quanto sta accadendo in queste ultime settimane. Proprio ieri, ad Ankara, un'autobomba ha provocato 28 morti e una sessantina di feriti.

Il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, ha fatto sapere (ma bisognerà aspettare delle conferme) che gli autori della strage sarebbero i militanti dell' YPG, l’ala militare del Partito dell'Unione Democratica, che avrebbe lavorato insieme ai militanti del PKK curdo in Turchia.

D'altro canto, Ankara nelle ultime settimane sta bombardando postazioni curde in Siria, sempre facenti capo al Partito dell'Unione Democratica. Gli appelli di Stati Uniti e Francia affinché la Turchia fermi immediatamente i raid sono apparsi solo di facciata. E, infatti, Erdogan sta continuando indisturbato.

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