Turchia, arrestato Rami Jarrah: il giornalista siriano è in una località sconosciuta

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Un noto giornalista siriano, Rami Jarrah, è stato arrestato dalle autorità turche. L'arresto, secondo quanto riporta la ong che si occupa la libertà di stampa e di diritti umani, The Syria Campaign (Tsc), è avvenuto in una zona di confine. Il reporter è uno dei pochi testimoni della guerra civile in Siria.

Le motivazione dell'arresto sono ignote. L'unica cosa certa è che Jarrah si è presentato alla polizia per l'immigrazione per chiedere un permesso di residenza. Poi, dopo essere stato interrogato in merito alla sua attività giornalistica, sarebbe stato trasferito in una località sconosciuta.

Prima di essere trasferito, il reporter è riuscito a mettersi in contatto con i colleghi della sua agenzia, Ana Press. In una telefonata, avrebbe detto si essere rinchiuso "con persone dell'Isis" e di avere avuto "un litigio" con uno di loro. Ciò fa temere per la sua sicurezza.


Gli amici di Jarrah hanno lanciato una petizione online, in cui si chiede il suo immediato rilascio.

Rami Jarrah si è mostrato subito molto attivo con il suo lavoro nel conflitto siriano. Ha documentato la ribellione di Damasco, usando uno pseudonimo, Alexander Page, e ha usato Skype per bucare il blocco imposto dal regime di Assad sui media. Successivamente è stato ad Aleppo per documentare gli effetti dei bombardamenti dell'esercito siriano e russo sui civili. Tre settimane fa, riferiscono gli amici, ha incontrato il Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan per discutere di Siria.

Il regime turco non è nuovo ad iniziative simili contro la stampa libera. Ricordiamo che in novembre ha arrestato an Dundar e Erdem Gul, rispettivamente direttore e caporedattore ad Ankara del giornale di opposizione Cumhuriyet.


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