Calais, notte di scontri: 4 fermati, 5 feriti

Nello sgombero sono stati impiegati 55 mezzi della polizia e circa 200 uomini.

martedì 1° marzo - Le tensioni fra polizia, migranti e attivisti no border sono continuate per tutta la notte a Calais, dove oggi ricominceranno le operazioni di sgombero della parte sud della “Jungle” di Calais.

Nella notte gli agenti di polizia in tenuta anti-sommossa hanno sparato gas lacrimogeni contro i migranti che stavano lanciando sassi contro le squadre che demolivano la tendopoli delle persone che cercano di raggiungere il Regno Unito.

Le autorità transalpine cercano di spostare i migranti in container di spedizione situati in una zona adiacente alla Giungla, ma questi temono che questa operazione sia il preludio di una richiesta di asilo in Francia e, quindi, renda impossibile il raggiungimento del Regno Unito, obiettivo di gran parte dei migranti.

Negli scontri quattro persone sono state fermate e cinque agenti sono rimasti leggermente feriti.

Calais, sospeso lo sgombero della "giungla"


Aggiornamento ore 20:30

- Fonti della polizia francese hanno riferito che lo sgombero avviato stamani nella parte più a sud della cosiddetta Giungla di Calais, dove si trovano oltre 3.500 profughi, è stato sospeso.
Nel pomeriggio la situazione è degenerata quando alcuni immigrati per protesta hanno dato fuoco ai loro alloggi. Quattro persone sono state fermate e cinque agenti sono rimasti feriti.

Al via lo sgombero della Jungle di Calais


Lunedì 29 febbraio 2016

- È iniziato lo sgombero della giungla di Calais: secondo quanto riportano i media francesi, la polizia è arrivata nella tendopoli, dove sono assiepati i migranti che provano a raggiungere la Gran Bretagna, con 55 automezzi, intimando a tutti gli occupanti di lasciare volontariamente il campo per evitare che si renda necessario l'uso della forza.

Lo sgombero riguarda solo la parte sud del campo, approvato lo scorso giovedì, in cui vivono circa 3.500 persone. Tutti i migranti potranno ricevere accoglienza in container riscaldati e in alcuni centri, ma la sensazione di tanti è che i posti non siano sufficienti per accogliere tutti coloro i quali dovranno abbandonare la giungla.

Nel frattempo non si placa l'emergenza al confine tra Grecia e Macedonia, dove decine di migranti hanno provato ad abbattere la recinzione che separa i due paesi, per forzare il valico ed entrare. I migranti protestano anche contro il tetto di 580 posto agli ingressi giornalieri sul proprio territorio deciso dalla Macedonia.

Angela Merkel ricorda come non si possa pensare di aver salvato la Grecia (dalla crisi finanziaria, ndr) per poi abbandonarla adesso, come invece potrebbe avvenire in seguito alla decisione dell'Austria e di altri paesi balcanici di restringere l'accesso ai migranti, facendo sì che migliaia di questi rimangano bloccati in una Grecia che, da sola, non può certo gestire la situazione. Da qui, anche l'appello del Papa affinché nessuno abbandoni il paese ellenico.

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