Il terrorismo potrebbe colpire in Italia, l'allerta dei servizi segreti

Con il Giubileo in corso e una probabile azione italiana in Libia, il nostro paese potrebbe essere sempre più esposto.

Bosnian policemen are seen while securing a crime scene during an investigation in Sarajevo's Northern suburb of Rajlovac  late on November 18, 2015, after an attack by an armed suspect. Two soldiers from the Bosnian army were shot dead when the gunman used an automatic weapon to shoot a  betting shop near army barracks. The gunman also shot at a bus when fleeing the area, injuring an additional three people.  AFP PHOTO/  ELVIS BARUKCIC        (Photo credit should read ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)

Non stupirà tantissimo scoprire che l'Italia rischia di diventare un obiettivo dei terroristi - così come avvenuto alla Francia e, negli anni passati, alla Spagna o all'Inghilterra - ma sentirlo dire esplicitamente dai servizi segreti, in una relazione ufficiale, fa una certa impressione. D'altra parte, le ragioni per cui proprio il 2016 potrebbe essere l'anno più pericoloso per l'Italia sono abbastanza evidenti.

"L'Italia è un target potenzialmente privilegiato sotto un profilo politico e simbolico/religioso, anche in relazione alla congiuntura del Giubileo straordinario; terreno di coltura di nuove generazioni di aspiranti mujahidin, che vivono nel mito del ritorno al califfato e che, aderendo alla campagna offensiva promossa da Daesh, potrebbero decidere di agire entro i nostri confini", scrivono i servizi segreti nella Relazione 2015 al Parlamento sulle politiche per la sicurezza, sottolineando come anche un possibile ruolo di primo piano dell'Italia nell'azione militare contro lo Stato Islamico in Libia non potrebbe che peggiorare questa situazione.

Possibili attentatori potrebbero entrare soprattutto dai Balcani: "Il rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori, che quanto alla direttrice nordafricana, nonostante ricorrenti warning, non ha trovato specifici riscontri, si presenta più concreto lungo l'asse della rotta balcanica. Le vulnerabilità di sicurezza legate all'imponente flusso di profughi provenienti dal teatro siro-iracheno; la centralità della regione quale via di transito privilegiata bidirezionale di foreign fighters, oltre che quale zona di origine di oltre 900 volontari arruolatisi nelle file del jihadismo combattente; la presenza nell'area di realtà oltranziste consolidate, in grado di svolgere un ruolo attivo nella radicalizzazione dei migranti".

Ma tutte queste minacce provenienti dall'estero e di impronta jihadista - per la quale preoccupano anche il ruolo dei più giovani e delle donne, nonché il proselitismo in carcere - non deve far dimenticare le storiche minacce terroristiche interne: quella brigatista e quella anarco-insurrezionalista: "Velleitari, o comunque di non immediata viabilità, appaiono invece i progetti di rilancio dell’ideologia brigatista, tuttora coltivati da ambienti ristretti impegnati sul piano propagandistico a preservare la memoria degli Anni di Piombo, anche nel tentativo di attualizzarne il messaggio".

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