Italiani uccisi in Libia: ultimo saluto a Piano e Failla. Ci sono anche Pollicardo e Calcagno

16.40 - Capoterra e Carlentini, rispettivamente in provincia di Cagliari e Siracusa, danno l'ultimo saluto ai tecnici della Bonatti morti in Libia: Fausto Piano e Salvatore Failla.

Dopo gli esami autoptici a Roma, le salme sono rientrate nei paesi di origine. Qui le rispettive comunità si sono strette intorno ai familiari dei due tecnici. Erano presenti anche Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, tornati liberi dopo la morte dei compagni. Il primo si è recato a Capoterra, il secondo a Carlentini.

A Carlentini, il sindaco Pippo Basso, in memoria di Failla, ha proclamato il lutto cittadino, con le bandiere a mezz'asta. Ma, come è noto, non sono stati celebrati i funerali di Stato, a cui la famiglia del tecnico si è opposta dal primo momento, denunciando le mancanze delle autorità italiane. Le esequie sono celebrate alle 15.30 nella parrocchia di Santa Tecla dall'arcivescovo Salvatore Pappalardo

A Capoterra, il sindaco Francesco Dessì, ha reso omaggio a Piano questa mattina nell'aula consiliare. Alle 15 i funerali sono celebrati, nel palazzetto dello sport, dall'arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio.

11 marzo 2016 - Dopo l'autopsia a Roma, la salma di Fausto Piano, il tecnico della Bonatti ucciso una settimana fa in Libia, è tornata nella sua terra. Il corpo del 60enne di Capoterra è stato trasportato su un aereo Alitalia, che è appena atterrato all'aeroporto di Cagliari-Elmas.

Sul volo c'erano anche la moglie di Piano, Isabella, la figlia Maura e i figli Giovanni e Stefano. Ad attendere il rientro i parenti e gli amici, il presidente della Regione Sardegna, Pigliaru, i sindaci di Capoterra ed Elmas, Dessì e Piscedda.

Libia, nessuna esecuzione per Failla e Piano


19:43

- Secondo quanto riferito dal professor Orazio Cascio e dalla professoressa Luisa Regimenti, i consulenti medici legali nominati dalla famiglia di Salvatore Failla, nel corso di una conferenza stampa nello studio dell'avvocato Francesco Caroleo sul corpo dei due ex ostaggi non presentano colpi alla nuca, cosa che smentirebbe quindi che ci sia stata una vera e propria esecuzione.

Non ci sono tracce di colpi dati alla testa, i colpi mortali sono almeno due, uno a livello dello sterno è uno a livello lombare. Tutti organi vitali che vanno facilmente in emorragia quindi si rompono i grossi vasi e si muore subito

hanno detto i due consulenti. Il legale della famiglia Failla ha definito l'autopsia effettuata a Tripoli "una macelleria [...] Le nostre perplessità sull'autopsia eseguita in Libia si sono rivelate fondate. Il prelievo di parte di tessuti corporei ha reso impossibile l'identificazione dell'arma usata, la distanza e le traiettorie. Non è stata un'autopsia (quella in Libia, ndr) è stata una macelleri". Anche secondo quanto avrebbe accertato accertato l'autopsia compiuta nel pomeriggio nell'Istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli Fausto Piano, l'altro ostaggio, sarebbe morto per diversi colpi che lo hanno raggiunto nella parte superiore del corpo.

11.26 - Uno dei sequestrati, Filippo Calcagno, ha smentito a Radio Anch'io quanto detto dalla moglie di Failla, secondo la quale tra i sequestratori qualcuno parlava italiano: "No,tra i sequestratori no. Però ci dissero, siccome le registrazioni dovevano essere fatte in italiano, di stare attenti di non dire altre cose che non fossero quello che veniva suggerito, perché c'era qualcuno che capiva quello che dicevamo".

09.07 - Emergono nuovi dettagli sulla prigionia del tecnico Salvatore Failla sequestrato in Libia. In particolare, un file audio del 13 ottobre scorso in cui è stata registrata la telefonata fatta da Salvatore Failla alla moglie: "Sono rimasto solo, ho bisogno di aiuto. Ho bisogno di cure mediche, muovi qualcosa. avverti i giornali e i tg, la Bonatti non ne vuole sapere niente. Ti prego, muovi tutto quello che puoi". Da allora non ci furono altri contatti tra i due e la moglie obbedì alla Farnesina evitando di cercare di mettersi di nuovo in contatto.

Il telefono, infatti, è squillato molte altre volte, senza che mai lei decidesse di rispondere. Una scelta, dice la moglie, di cui adesso si pente: "Non ho parlato con i giornali e non ho risposto alle telefonate. E ora mi sento tremendamente in colpa per non aver fatto nulla".

10 marzo 2016, ore 1:39 - Le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano sono arrivate a Ciampino con un aereo che è atterrato a mezzanotte e 40 minuti. All'aeroporto erano presenti i famigliari dei due tecnici della Bonatti.

22:42 - Secondo fonti citate dalle agenzie di stampa sarebbe decollato da Tripoli l'aereo diretto a Roma con a bordo le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano. A bordo ci sarebbe anche il medico italiano che ha assistito all'autopsia. L'aereo dovrebbe arrivare a Ciampino dopo mezzanotte.

13:24 - Secondo una fonte ufficiale della Procura di Tripoli sarebbe in corso l’autopsia alla presenza di un medico legale italiano sui corpi di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici uccisi in Libia. Sidikj AlSour, direttore dell'ufficio inchieste presso la procura generale, ha spiegato che l’esame “terminerà presto”, vale a dire nel giro di due o tre ore.

13:12 - I quattro ostaggi italiani in Libia sono stati nelle mani dello stesso gruppo sequestratore, fino a quando due non sono stati uccisi e gli altri due non sono riusciti a fuggire. Nel corso della prigionia gli ostaggi sono stati trasferiti soltanto una volta. È stata smentita la tesi secondo la quale i due sarebbero stati separati o passati in mano ad altri gruppi di sequestratori.

Restano incerti i tempi del rientro delle salme, previsto per oggi. La vedova di Salvatore Failla non dorme e non mangia da due giorni in attesa di recarsi a Ciampino.

9 marzo 2016, ore 11:29 - Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni in merito al sequestro dei 4 italiani e alla morte di due di loro in Libia "non sono mai emersi elementi di riconducibilità di formazioni di Daesh in Libia. Non è mai giunta alcuna rivendicazione. L'ipotesi più accreditata è quella di un gruppo criminale filo-islamico operante tra Mellita, Zuwara e Sabrata".

Intervenendo questa mattina in Senato Gentiloni ha spiegato che per i due connazionali rientrati non è stato pagato alcun riscatto, affermazione che lascia più di un dubbio nell'opposizione e nei cronisti, e che le salme dei due connazionali uccisi nel blitz rientreranno soltanto oggi, anche se non è chiaro quando. L'autopsia quindi sarà effettuata in Italia. Il quotidiano Il Messaggero ha intervistato il ministro degli Esteri del governo di Tripoli, il quale afferma che i due "sono stati uccisi con un colpo alla nuca, esecuzione a sangue freddo compiuta da criminali tunisini".

8 marzo 2016, ore 10:55 - Secondo quanto riferito all'agenzia Ansa dal sindaco di Sabratha Al Zawadi, riferendosi alle salme dei tecnici uccisi in Libia, Salvatore Failla e Fausto Piano si trovano al momento a Surman e saranno consegnati a Tripoli al procuratore generale e, se tutto andrà come previsto, saranno a Tripoli a mezzogiorno.

Il ministro degli Esteri del governo di Tripoli Abuzaakouk aveva già rassicurato che "i documenti erano pronti".

18:12 - Secondo quanto dichiarato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni nel corso di una conferenza stampa alla Farnesina le autorità italiane starebbero facendo il possibile affinchè le salme dei due italiani Salvatore Failla e Fausto Piano, uccisi nello scontro a fuoco di Sabratha, rientrino domani in Italia:

"Stiamo lavorando incessantemente: l'obiettivo è quello di farle rientrare il più presto possibile, se possibile entro e non oltre la giornata di domani"

ha dichiarato il ministro.

13.20 - Sono tornati nelle rispettive località di orgine Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due ostaggi rientrati all'alba di ieri in Italia. Entrambi sono stati oggi accerchiati dai giornalisti che hanno chiesto ai due di raccontare le fasi della prigionia e della liberazione. I due hanno ricordato commossi i colleghi morti. Pollicardo, da Monterosso, ha racconato: "Non avevamo né cellulare né orologio e contavamo i giorni secondo le preghiere chiamate dai mujaheddin nelle moschee. Era una delle cose che facevamo per tenere in servizio il cervello".

Calcagno ha trascorso più tempo con i cronisti, vi rimandiamo all'articolo linkato qui sotto per tutte le sue dichiarazioni.

Lunedì 7 marzo 2016 - Il sindaco di Sabrata, Hussein Al-Zawadi, ha detto che le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici italiani rapiti e uccisi in Libia, si trovano ancora a Surman, una cittadina a 10 km da Subrata, ma oggi potrebbero essere rimpatriate.

Pollicardo e Calcagno al Pm: "Ci siamo liberati da soli"


Domenica 6 marzo 2016

19.00 - Secondo quanto scrive l’ANSA, dall’interrogatorio di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, giunti questa mattina a Ciampino poche ore dopo esser stati liberati dopo 8 mesi prigionia in Libia, sarebbero stati sentiti dagli inquirenti per circa 6 ore e avrebbero risposto a tutte le domande del caso, spiegando di essere riusciti a liberarsi da soli venerdì scorso dopo aver sfondato la porta del luogo in cui erano segregati ormai da mesi.

I due hanno raccontato di esser stati tenuti prigionieri e costretti a subire violenze fisiche e psicologiche, picchiati per calci e pugni e costretti a restare senza cibo né acqua per giorni interi. Non è chiaro chi li abbia tenuti prigionieri, ma si parla di un gruppo islamista non direttamente riconducibile allo Stato Islamico.

Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, insieme a Salvatore Failla e Fausto Piano, deceduti in Libia, sarebbero stati tenuti prigionieri nella zona di Sabrata, a nord-ovest del Paese. I due, secondo quanto riferisce l’ANSA, non sarebbero stati in grado di fornire elementi più chiari sulla morte di Failla e Piano, a loro dire prelevati dal luogo di prigionia mercoledì scorso dai due carcerieri.

Da quel momento, hanno raccontato i due uomini, nessuno è più tornato per loro e dopo essere rimasti per due giorni interi senza acqua né cibo hanno deciso di sfondare la porta e darsi alla fuga.

12.15 - Come vuole la prassi, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, i due tecnici italiani della Bonatti rientrati all'alba di oggi in Italia, sono stati accompagnati nella caserma del Ros di Colle Salario a Roma. Entrambi, secondo l'agenzia Ansa, stanno rispoendendo alle domande dei pm di Roma, titolari dell'inchiesta sui fatti avvenuti in Libia.

11.00 - Dopo il rientro in Italia, Pollicardo e Calcagno dovrebbero incontrare nelle prossime ore il pubblico ministero Sergio Colaiocco. Dovranno riferire sui dettagli del loro rapimento e sulla loro liberazione. Sono ancora molti i punti oscuri sulla vicenda che li ha visti, loro malgrado, protagonisti.

Uno dei nodi da sciogliere riguarda la morte dei loro colleghi Salvatore Failla e Fausto Piano. Le loro salme sono ancora in Libia, presumibilmente a Sabrata. Ieri la vedova Failla ha lanciato pesanti accuse contro Stato italiano e ha chiesto che l'autopsia sul corpo del marito venga fatta in Italia.

6 marzo 2016 - Dopo un sequestro durato 8 mesi, i due tecnici italiani Gino Pollicardo e Filippo Calcagno sono rientrati in Italia. Sono atterrati questa mattina alle 5 all'aeroporto di Ciampino, ad attenderli c'era il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

I due tecnici della Bonatti erano stati rapiti il 20 luglio scorso, nell'area di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli. Con loro c'erano Salvatore Failla e Fausto Piano, rimasti uccisi in uno scontro a fuoco fra fazioni rivali.

Pollicardo e Calcagno, dopo un braccio di ferro delle autorità italiane con i libici, sono riusciti a rientrare. I loro volti, al momento del rientro, sembravano provati. All'aeroporto c'erano anche i loro familiari. Ema, insieme ai figli Gino e Yasmine e a due nipoti, hanno potuto riabbracciare Pollicardo. Lo stesso ha fatto con Calcagno la moglie Maria Concetta Arena, insieme ai figli Cristina e Gianluca e la nuora Loana.


Libia, Sindaco Sabrata "Pollicardo e Calcagno sono partiti. Salme Failla e Piano per ora restano qui"


22.44

- Secondo fonti governative libiche, Pollicardo e Calcagno, consegnati agli italiani, sono in viaggio via terra da Sabrata a Mellitah. Da lì andranno in elicottero verso Tripoli e poi prenderanno un volo verso l'Italia. Il presidente del Consiglio municipale di Sabrata, Hussein al-Zawadi, che aveva dato l'annuncio della partenza dei tecnici, ha specificato che "i corpi dei due ostaggi italiani uccisi (Failla e Piano, ndr) si trovano a Sabrata a causa dell'autopsia. Per loro ci sono delle procedure in corso".

22.16 - In un sms all'ansa del Cairo, il presidente del Consiglio municipale di Sabrata, in Libia, Hussein al-Zawadi, ha scritto: "sono partiti". Il messaggio si riferisce ovviamente ai due tecnici italiani rapiti a luglio e liberati ieri. Non sono stati forniti altri particolari.

19.00 - Il Direttore del dipartimento media stranieri del governo Tripoli, Jamal Zubia, parlando al telefono con l'Ansa, ha dichiarato: "domani andremo a Sabrata per tenere una conferenza stampa e poi consegneremo i corpi e i due italiani già domani”. Zubia ha poi aggiunto: “Un piccolo aereo italiano è arrivato a Sabrata ma non so chi c’era a bordo. L'ho saputo da giornalisti".

Dalle ultime indiscrezione, pare che i capi politici e militari di Sabrata vogliano che una “delegazione ufficiale” italiana e del governo di Tripoli vada da loro a ricevere Pollicardo e Calcagno in consegna.

Intanto ha preso la parola moglie di Salvatore Failla, uno dei tecnici uccisi a Sabrata. Attraverso il suo legale, la signora Roberta ha dichiarato: "Lo Stato italiano ha fallito: la liberazione dei due ostaggi è stata pagata con il sangue di mio marito". Ed ha aggiunto: "Se lo Stato non è stato capace di riportarmelo vivo, ora almeno non lo faccia toccare in Libia, voglio che l'autopsia venga fatta in Italia".

17:55 - I famigliari di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno si stanno dirigendo a Roma anche se in queste ore non è ancora certo quando i due ostaggi liberati ieri arriveranno in Italia: come detto prima, potrebbero essere a Ciampino già stasera, ma è anche molto probabile che il loro arrivo slitti a domani. Filippo Calcagno al telefono con SkyTg24 ha detto: "In questo momento non mi sento di parlare. Quando saremo in Italia sarà diverso".

16:59 - Il Premier Matteo Renzi nella sua e-news ha scritto che Gino Pollicardo e Filippo Calcagno “stanno rientrando in queste ore” e la sua frase è stata presa alla lettera da molti media. Secondo Repubblica.it i due ostaggi liberati ieri in Libia potrebbero arrivare all’aeroporto di Ciampino già stasera, anche se non si sa a che ora.

11:15 - La moglie di Filippo Calcagno ha comunicato di aver sentito il marito per telefono e le ha detto “State tranquilli, torno presto”. In realtà continuato a esserci molti dubbi su quel “presto” perché per alcuni si tratterebbe di una questione di ore, per altri di pochi giorni. Sicuramente tutto dipende dalla durata degli interrogatori ai quali Calcagno e Pollicardo sono sottoposti inc queste ore.

Sabato 5 marzo 2016 - Il giorno dopo la diffusione della notizia della liberazione di Gino Pollicardo e Filippo Calcagno regna ancora l’incertezza su come sono stati liberati e anche su quando arriveranno in Italia. Il tema oggi domina le prime pagine dei giornali e mentre i parenti non vedono l’ora di riabbracciarli la Libia ancora temporeggia e vuole sottoporli a degli interrogatori.
Il sospetto è che i due si trovino ancora in una zona pericolosa e intanto l’unità di crisi della Farnesina sta provvedendo a sistemare tutto al meglio per il loro viaggio di ritorno in Italia. I due tecnici della Bonatti si trovano a Sabrata e sono sotto la protezione della polizia libica. È probabile che da lì vengano poi portati a Malta da dove dovrebbero poi raggiungere l’Italia.

Intanto, per quanto riguarda i corpi di Salvatore Failla e Fausto Piano, gli altri due tecnici della Bonatti rapiti a luglio 2015 ma che purtroppo sono stati uccisi il giorno prima della liberazione di Pollicardo e Calcagno, oggi dovrebbero arrivare a Tripoli dove saranno sottoposti all’autopsia e ad altre procedure, poi saranno mandati in Italia. Del caso si sta occupando anche la Croce Rossa italiana in funzione di mediatrice. Non è escluso che Pollicardo e Calcagno e i corpi di Failla e Piano arrivino tutti con uno stesso volo. I corpi delle due vittime saranno sottoposti ad esami autoptici anche presso l’istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli.

Dubbi sul blitz per la liberazione di Policardo e Calcagno


Venerdì 4 marzo 2016

21.10 - Secondo il capo del consiglio municipale di Sabrata, Al Zawadi, ci sarebbero stati nove morti nel blitz per liberare i tecnici italiani. Tra le vittime anche due donne kamikaze. Inoltre viene evidenziato che l'operazione "è avvenuta su richiesta delle autorità italiane ed è stata coordinata con l'unità operativa di Misurata".

Al Zawadi ha precisato che i rapitori sono fuggiti e che al blitz non ha partecipato nessun commando italiano.

20.05 - I tecnici italiani liberati in Libia, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, saranno presto portati a Roma per essere ascoltati dal pubblico ministero Sergio Colaiocco. Quest'ultimo è titolare dell'inchiesta per sequestro di persona con finalità di terrorismo.

Pollicardo e Calcagno dovranno riferire su eventuali informazioni riguardo ai loro colleghi uccisi ieri. Sarà l'Unità di crisi del ministero degli Esteri a gestire la delicatissima fase del rientro dei due ex ostaggi. Intanto, vengono sollevati molti interrogativi intorno al biglietto che i tecnici hanno scritto per annunciare la loro liberazione. Nel testo viene indicata la data di domani, 5 marzo 2016.

Libia, liberati i due italiani rapiti

12.08Anche la Farnesina ha confermato con una nota ufficiale emessa poco fa la liberazione dei due cittadini italiani Gino Pollicardo e Filippo Calcagno:

La Farnesina conferma che i due italiani rapiti in Libia a luglio, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, tecnici della ditta Bonatti, non sono più nelle mani dei loro rapitori, si trovano ora sotto la tutela del Consiglio militare di Sabrata e sono in buona salute.

11.53È Gino Pollicardo a parlare in un video postato su Twitter (qui dall’account di Matog Saleh) con il quale lui e Filippo Calcagno rassicurano i familiari e chiedono un pronto rientro in Italia.

“Sono Gino Pollicardo e sono qui con il mio collega Filippo Calcagno e siamo in un posto al sicuro, in un posto di polizia qui in Libia e stiamo bene. E speriamo di tornare urgentemente in Italia perché abbiamo bisogno di ritrovare la nostra famiglia”.


11.00 - La pagina Facebook di Sabratha Media ha pubblicato due foto che ritraggono i due ostaggi liberati e un messaggio scritto a penna da Pollicardo: "Io sono Gino Pollicardo e con il mio collega Filippo Calcagno oggi 5 marzo 2016 siamo liberi e stiamo discretamente fisicamente ma psicologicamente devastati abbiamo bisogno di tornare urgentemente in Italia". Nel messaggio si legge "5 marzo 2016" anche se oggi è il 4 marzo. I due sarebbero nelle mani della polizia locale.

10.15 - Il figlio di Gino Pollicardo ha confermato la liberazione del padre aggiungendo di aver parlato con lui al telefono.

venerdì 4 marzo 2016 - Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, gli altri due operai ancora nelle mani dell’Isis, sono stati liberati questa mattina a Sabratha. È il giornalista Domenico Quirico de La Stampa a darne notizia e, secondo le prime informazioni, i due operai sarebbero in buone condizioni di salute.

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Libia, uccisi due dei quattro italiani rapiti


18:35

- La Farnesina è sempre al lavoro per cercare di fare chiarezza sulla presunta morte di Salvatore Failla e Fausto Piano, sequestrati nel luglio 2015 in Libia. Le autorità italiane non sono ancora sicure dell'identità delle due persone uccise nello scontro a fuoco tra i presunti militanti di Daesh (Isis) e i militari delle autorità libiche del governo di Tripoli. Al momento c'è un testimone e un filmato a sostenere questa tesi, ma giustamente la Farnesina non si è ancora sbilanciata definitivamente. Stando al suddetto filmato nello scontro a fuoco sarebbero morte complessivamente 14 persone, ma tra le vittime non ci sarebbero anche Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, gli altri due italiani rapiti insieme a Piano e Failla. Secondo informazioni di intelligence gli altri due connazionali rapiti nel luglio 2015 sarebbero infatti ancora vivi. A riferirlo è stato Marco Minniti, sottosegretario con delega all'Intelligence, ascoltato dal Copasir.

15:50 - La Farnesina è ancora al lavoro per cercare di capire se effettivamente i due uomini uccisi a Sabratha, in Libia, siano Fausto Piano e Salvatore Failla, i due dipendenti dell'impresa Bonatti rapiti nel luglio 2015. Le famiglie dei due uomini sperano che non si tratti di loro, ma stando a quanto riferito dal Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Giampiero Massolo, sarebbe invece purtroppo molto probabile: "Dalle foto in nostro possesso ci sono somiglianze con almeno due dei tecnici che a suo tempo sono stati sequestrati".

12:00 - L'azione di ieri a Sabratha, nella quale sarebbero morti 8 miliziani di Daesh e due ostaggi italiani, sarebbe stata condotta contro una prigione utilizzata da Daesh. Questo cambierebbe, non poco, la versione sugli "scudi umani", ruolo che avrebbero avuto i nostri connazionali e che li avrebbe portati alla morte.

11:33 - Secondo un comunicato del Copasir, l'organo parlamentare di controllo dei servizi segreti durante i lavori della seduta di oggi, "alla luce di quanto avvenuto in Libia a due ostaggi italiani, ha ritenuto di convocare con urgenza l'Autorità delegata, senatore Marco Minniti".

11:17 - Un testimone libico citato dall'Ansa, che sarebbe rientrato a Tunisi da Sabratha, sostiene che i due ostaggi italiani "sono stati usati come scudi umani" e afferma che sarebbero morti "negli scontri" con le milizie di ieri a sud della città, nei pressi di Surman.
Le notizie tuttavia non possono essere date per certe: ciò che sappiamo è che in effetti le forze di sicurezza libiche hanno condotto ieri un raid in un covo di presunti militanti dello Stato Islamico nella zona di Sabratha, nord-ovest della Libia. Dopo il blitz, il portavoce del Consiglio militare di Sabrata aveva fornito un bilancio di sette jihadisti uccisi e di tre sospetti fuggiti.

3 marzo 2015, ore 11:00 - Secondo quanto comunicato dalla Farnesina due cittadini italiani, probabilmente Fausto Piano e Salvatore Failla secondo quanto riporta il Corriere, sono stati ritrovati morti in Libia, nella zona di Sabratha. I due erano nel gruppo di quattro operai del gruppo Bonatti rapiti nel luglio 2015:

Relativamente alla diffusione di alcune immagini di vittime di sparatoria nella regione di Sabrata in Libia, apparentemente riconducibili a occidentali, la Farnesina informa che da tali immagini e tuttora in assenza della disponibilità dei corpi, potrebbe trattarsi di due dei quattro italiani, dipendenti della società di costruzioni 'Bonatti', rapiti nel luglio 2015 e precisamente di Fausto Piano e Salvatore Failla. Al riguardo la Farnesina ha già informato i familiari. Sono in corso verifiche rese difficili, come detto, dalla non disponibilità dei corpi

si legge in una nota della Farnesina.

Ci sarebbero inoltre alcune immagini video che ritraggono la sparatoria e la morte dei due connazionali. In mattinata il profilo facebook libico «Febbraio al Ajilat-2», citato da Askanews, aveva diffuso la notizia della presenza di italiani tra gli jihadisti della filiale libica dello Stato Islamico (Isis) proprio divulgando l'immagine di un uomo con la barba bianca.
Nei commenti sulle foto dei corpi si afferma che "tutti erano stranieri e tra loro anche italiani ed è stata catturata anche una donna tunisina" mentre in un post successivo lo stesso profilo afferma che la donna tunisina "ha ammesso la presenza di due italiani che sono stati eliminati questa mattina [...] avevano contatti con un uomo di Sarman attraverso Khalid al Saeh".


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