Libia, la moglie di Salvatore Failla: “Uno dei sequestratori mi chiamò e parlò italiano”

Rosalba Failla ha fatto ascoltare ai giornalisti una registrazione della voce del marito durante la prigionia in Libia.

Rosalba Failla

La signora Rosalba, moglie di Salvatore Failla, uno dei quattro tecnici della Bonatti rapiti il Libia a luglio 2015 e uno dei due (con Fausto Piano) che purtroppo è stato ucciso, ha parlato oggi con i giornalisti e ha fatto sentire una registrazione della voce del marito, risalente al 13 ottobre 2015, quindi durante la sua prigionia. Nell’audio si sente Failla dire:

“Ciao sono Salvo, i miei compagni li hanno portati via, io sono rimasto da solo e ho bisogno di cure mediche, ho bisogno di aiuto. Parla con giornali e tv, vedi di muovere tutto quello che puoi muovere”

Durante quella telefonata, la signora Rosalba parlò anche con uno dei sequestratori il quale parlava un italiano stentato.
Anche la figlia di Salvatore Failla, Erica, di 23 anni, è intervenuta durante l’incontro con i giornalisti e ha detto:

“Mio padre era una persona buona. Non ci hanno aiutato a riportarlo a casa. Ci hanno detto di stare zitti, di non fare scalpore. Ci hanno detto di non rispondere alle domande dei rapitori. Dov'è lo Stato? Abbiamo fatto quello che ci hanno detto, ma non è servito a nulla”

Il legale della famiglia Failla, l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, intanto, a proposito dell’autopsia a cui è stato sottoposto il corpo si Salvatore, ha detto:

“Appresa la notizia dell'autopsia dai Tg, la signora Failla ha chiamato l'unità di crisi della Farnesina e lì le hanno detto che si tratterebbe solo di un esame esterno dei cadaveri, con tac e radiografia”

ha anche detto di aver parlato con il pm Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta sul sequestro dei quattro tecnici e sulla morte di Piano e Failla, e ha spiegato:

“In questo quadro di kafkiana incertezza mi ha detto che quantomeno l'unica certezza era costituita dal fatto che con tutta probabilità l'autopsia non si sarebbe fatta a Tripoli e che avevano quantomeno guadagnato questa certezza. Ed era l'unica cosa che confortava la signora Failla. Sul piano giudiziario la genuinità dei rilievi autoptici diventava qualcosa di essenziale”

Invece l’autopsia è avvenuta proprio a Tripoli alla presenza di un medico legale italiano come ha spiegato la Procura generale di Tripoli dicendo che si tratta di un’autopsia non solo esterna, ma anche interna, per cercare di estrarre i proiettili nel caso ci fossero.

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