Sud Sudan, Onu: "Lo stupro è 'moneta' di pagamento per le milizie"

Secondo quanto affermato dalle Nazioni Unite, e ripreso oggi dalle maggiori testate internazionali, in Sud Sudan l'esercito di Juba e le milizie alleate hanno compiuto sistematicamente stupri sin dall'inizio del conflitto interno, scoppiato nel dicembre del 2013. L'Onu così accusa formalmente le autorità del paese africano di legittimare le violenze sulle donne come forma di "pagamento" dei soldati.

In sostanza gli stupri sarebbero ammessi, evitando così in taluni casi di pagare gli stipendi ai miliziani. Un crimine di guerra, una barbarie, che è diventata parte di un perverso sistema di "retribuzione".

David Marshall, responsabile di un team di valutazione dell'Onu, in un'intervista al New York Times, ha così commentato quello che avviene in Sud Sudan: "crimini contro l'umanità e crimini di guerra sono continuati per tutto il 2015 e sono stati condotti principalmente da parte del governo".

"Le violenze sessuali vengono impiegate in modo sistematico per punire e terrorizzare i civili", denuncia l'Onu. E, nelle 102 pagine del rapporto stilato dall'organizzazione, si fa presente che la situazione in generle è diventata drammatica: 10.533 civili sono stati uccisi fino al novembre dell'anno passato.

Gli inviati Onu hanno poi accertato più di 1.300 casi di stupro nel periodo aprile-settemre nel solo Stato dell'Unità e più di 50 casi da settembre a ottobre. Molte donne sono state schiavizzate, mentre chi si opponeva ha pagato con la vita. Nel rapporto, trova spazio anche una vicenda macabra. Dei testimoni hanno denunciato una discussione tra soldati perché uno di loro voleva "prendere" una bambina di 6 anni. Alla fine per dirimere il dissidio si è scelto di sparare alla bambina.

Come ci ricorda oggi il quotidiano Avvenire, la guerra civile in Sud Sudan, nato da un conflitto tra l'ex presidente Salva Kiir e il suo ex vice Riek Machar, è sfociata in uno scontro etnico che oppone i Dinka e Machar ai Nuer.

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