Fadi Mansour: il rifugiato siriano che da un anno vive nell'aeroporto di Istanbul

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Amnesty International ha reso nota la storia di Fadi Mansour. Il 28enne siriano, nel 2012, è scappato dalla guerra civile perché non voleva arruolarsi nell'esercito. Da allora è diventato un rifugiato; un rifugiato che però non vuole nessuno. L'uomo infatti vive, dal 15 marzo 2015, confinato dentro l'aeroporto Ataturk di Istanbul.

Qualcuno ha definito la sua vicenda simile a quella del protagonista del film "The Terminal", interpretato da Tom Hanks. Ma questa non è finzione, è la dura realtà che sono costretti a vivere, in maniera differente, molti siriani che scappano dalla guerra. Mansour, studente di Homs, è stato cacciato dalla Malesia, respinto dal Libano e infine relegato dalla Turchia nella cosiddetta "stanza dei passeggeri problematici".

Dalle immagini diffuse, Mansour appare visibilmente provato. La disperazione, provocata da una sorta di detenzione forzata, lo ha spinto a chiedere di tornare nel suo paese. Dopo un anno passato in una stanza, illuminata da una luce artificiale che non si spegne nemmeno di notte, ha detto: "meglio morire una volta e farla finita, che morire un po’ ogni giorno".

Masour vive in condizioni precarie ed è costretto a dormire su una sedia. Tutto ciò, se ci fosse un minimo di coscienza civile, dovrebbe essere definita tortura. L'unica possibilità che gli è rimasta per comunicare con il mondo esterno è il suo iPad: su Twitter cerca di far conoscere le condizioni di vita che è costretto a subire.

Il 28enne ha fatto sapere che, nei primi otto mesi di permanenza in Turchia, ha raccontato ai genitori di essere un turista. In questo modo, ha cercato di non farli preoccupare più del dovuto. Ma poi, Mansour ha capito che non di poteva più celare l'incubo nel quale era sprofondato.

Tuttavia, la riflessione da avviare dovrebbe essere più generale. Forse, peggio di Masour se la passano gli altri rifugiati siriani fuori dall'aeroporto. Sono circa 2,7 milioni quelli ammassati nei vari campi profughi e sparpagliati in varie città.

Chi è in grado di permetterselo affitta una stanza, pagando somme più alte della media. Alcune famiglie sono obbligate ad elemosinare per le strade di Istanbul e Ankara, altri ancora finiscono nella rete del lavoro nero. Così mentre le autorità non concedono permessi di lavoro, le classi medie e il capitalismo parassitario turco guadagna sulla pelle dei migranti.

Oggi parte il nuovo summit Ue-Turchia. Ci saranno delle svolte importanti? A nostro avviso è molto difficile, perché il cuore del problema rimane quello delle quote di redistribuzione dei migranti tra i 28 Stati membri e l'apertura di corridoi umanitari.

Credit Photo | Twitter

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