Amnesty International, pena di morte: nel 2015 maggior numero di esecuzioni da 25 anni

Members of civic groups hold banners denouncing the death penalty during a demonstration in front of the Justice Ministry in Tokyo on June 26, 2014. Japan carried out its first execution of the year on June 26 when it hanged a man for a triple murder, the ninth prisoner to be put to death since the conservative government of Shinzo Abe took power in 2012.       AFP PHOTO/Toru YAMANAKA        (Photo credit should read TORU YAMANAKA/AFP/Getty Images)

Il 2015 è stato un anno nero per il numero di esecuzioni capitali nel mondo. A dirlo è l'ultimo rapporto di Amnesty International sulla pena di morte nel mondo.

Secondo la Ong, c'è stato nel 2015 un numero di condanne a morte portate a termine superiore ad ogni altro anno dell'ultimo quarto di secolo. Se si esclude la Cina, su cui non ci sono dati certi, l'incremento è dovuto soprattutto al comportamento tenuto da Pakistan, Iran e Arabia Saudita. Queste tre nazioni sono responsabili dell'89% di tutte le esecuzioni registrate da Amnesty.

L'Iran ha messo a morte almeno 977 prigionieri nel 2015 (nel 2014 furono 743), la maggior parte dei quali per reati connessi alla droga. Inoltre, il governo di Teheran è rimasto uno degli ultimi al mondo a condannare a morte i minorenni in flagranza di reato.

In Pakistan, dopo la fine della moratoria sugli omicidi di Stato, si è ripreso ad uccidere. Nel 2015, sono stati impiccati oltre 320 prigionieri. In Arabia Saudita, invece, le condanne hanno subito un incremento del 76% rispetto al 2014, con almeno 158 detenuti messi a morte. La maggior parte delle esecuzioni è stata messa in atto attraverso decapitazione. In alcuni casi, i cadaveri dei condannati sono stati esibiti in pubblico.

Fra i cinque paesi che hanno eseguito il maggior numero di condanne nel 2015, compaiono anche gli Stati Uniti. Tuttavia, le esecuzioni, in America, sono state 28, il numero più basso dal 1991, mentre le nuove condanne sono state 52, il numero più basso dal 1977, anno del ripristino della pena di morte.

Amnesty ha rilevato anche un notevole aumento delle esecuzioni in altri paesi. Tra questi, figurano l'Egitto e la Somalia. Infine, segnaliamo che il numero degli Stati in cui è stata eseguita la pena di morte è salito a 25, rispetto ai 22 del 2014.

Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha comunque voluto ribadire che, fortunatamente, "gli Stati che continuano a eseguire condanne a morte sono una piccola e sempre più isolata minoranza. La maggior parte ha voltato le spalle alla pena di morte e nel 2015 altri quattro paesi hanno abolito del tutto questa barbara sanzione dai loro codici".

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