Boko Haram: aumentano i bambini costretti a diventare kamikaze

A girl stands crossed arms in an empty market place in Mbalala, Borno State northeast Nigeria on March 25, 2016.   On April 14, 2014, Boko Haram militants kidnapped 276 schoolgirls from their dormitories at the Government Girls Secondary School Chibok, drawing global attention to the Islamist insurgency in northeast Nigeria. / AFP / STEFAN HEUNIS        (Photo credit should read STEFAN HEUNIS/AFP/Getty Images)

Sempre più bambini sono impiegati come kamikaze in Nigeria, Camerun, Ciad e Niger, dal gruppo jihadista Boko Haram ("L'istruzione occidentale è proibita"), legato all'ideologia wahabita. A dirlo è l'Unicef, che evidenzia come i minori usati per attentati suicidi siano passati da solo 4 nel 2014 a ben 44 nel 2015.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia ha presentato i dati nel rapporto Beyond Chibok. Ivi, viene specificando che tra il gennaio del 2014 e il febbraio 2016, in Camerun, è stato registrato il più alto numero di attacchi kamikaze che hanno coinvolto minori: in tutto 21. A seguire la Nigeria e il Ciad, rispettivamente con 17 e 2.

Il rapporto dell'Unicef analizza l'impatto che il conflitto, scatenato dal gruppo terrorista, ha avuto sui bambini nelle quattro nazioni africane nelle quali è attivo. Tra i vari dati forniti, emerge che circa circa 1,3 milioni di bambini sono sfollati e che 1.800 scuole hanno dovuto chiudere per devastazioni, saccheggi o perché utilizzate come rifugi dai perseguitati. Inoltre, 5 mila bambini risultano non accompagnati o separati dai loro genitori.

Le ragazzine che vengono usate dai terroristi per gli attacchi hanno fra i 13 e i 15 anni e rappresentano il 75% dei baby-kamikaze nel 2015. Spesso prima di entrare in azione vengono drogate. "L'utilizzo di bambini, in particolare femmine, come attentatori suicidi è diventata una delle caratteristiche determinanti e allarmanti del conflitto", si apprende dal rapporto.

Secondo quanto riferito da Manuel Fontaine, i minori utilizzati in attentati suicidi non possono essere considerati come combattenti volontari. A tale riguardo, il direttore regionale dell'Unicef per l'Africa occidentale e centrale ha dichiarato: "Proviamo ad essere chiari: questi bambini sono vittime e non responsabili. Ingannarli e costringerli a compiere attentati mortali è uno degli aspetti più terribili della violenza in Nigeria e nei paesi limitrofi".

Ma, purtroppo, c'è un altro aspetto che si deve tenere in considerazione. Si inizia guardare con diffidenza ai minori, percependoli come delle minacce. Inoltre, quelli rapiti e spesso violentati dai miliziani fanno fatica a reintegrarsi nelle comunità di riferimento.

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