Messico: nella metà delle carceri sono i narcos a dettare legge

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In più della metà delle carceri messicane è stato acclarato che a "esercitare il controllo interno, attraverso la violenza" sono i narcos. I trafficanti in stato di prigionia, forti di appoggi esterni, impongono le loro leggi, sostituendosi alle autorità. A dirlo è un rapporto della Commissione Nazionale per i Diritti Umani (Cndh). L'ente aggiunge che la malavita può "gestire" i penitenziari grazie alla forte disorganizzazione, alla mancanza di fondi e alle pessime condizioni igienico-sanitarie in cui vivono i prigionieri.

Le carceri messicane, con una popolazione di circa 250 mila detenuti, sono vicine al collasso. Ne è testimonianza quanto accaduto in un istituto di detenzione di Monterrey, poco prima della visita di Papa Francesco nel paese latinoamericano. Qui, come si è verificato spesso altrove, è stato organizzato un tentativo di fuga, attraverso rivolte che hanno trovato la complicità di una parte del personale interno.

Ovviamente, in Messico, la prima urgenza è quella sociale, ma la complicità tra politica e malavita è forte. E forse anche per questo motivo che il disegno di legge sull' Esecuzione delle sanzioni penali è fermo da tre anni. Eppure bisognerebbe prendere atto dell'implosione di un sistema. Solo nel 2015 si sono registrati 23 "suicidi", 55 casi di abusi, 54 omicidi, 250 disordini e 1382 risse interne. Siamo difronte a 2.110 episodi di violenza.

Cndh si è recata in 130 carceri (il 36% del totale) ed ha riscontrato gravi lacune in tutti i settori. Dal sovraffollamento alla mancanza di attività di lavoro per i detenuti. Ma c'è da segnalare anche la mancanza di personale di sicurezza e custodia e gli scarsi mezzi per far fronte agli incidenti, alle risse, alle lesioni, alle insubordinazioni.

Il sovraffollamento porta con sé effetti devastanti, come il dilagare di malattie infettive. Inoltre, non ci sono programmi adeguati per contrastare la tossicodipendenza. "I dati (raccolti ndr.) non permettono di concludere che il sistema carcerario è opportunamente organizzato e in grado di operare su una base di rispetto dei diritti umani, in cui il lavoro, la formazione, l'istruzione, la salute e lo sport dovrebbero essere i mezzi per raggiungere il reinserimento sociale dei detenuti ", ha dichiarato il presidente della Cndh, Luis Raúl González Pérez.

Secondo Cndh, i penitenziari sono diventati zone franche dove tutto può accadere. E' il caso di Piedras Negras, un istituto di Saltillo dove, secondo una ricerca della Procura Generale dello Stato, tra il 2008 e il 2011 più di 150 persone sono state uccise da cellule legate al crimine organizzato.

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