Cina, industria delle calzature: "diritti violati e stipendi da fame. Implicate Adidas, Ecco e Clarks"

La Campagna Abiti Puliti, nell'ambito del progetto inerente al settore delle calzature, Change your shoes, ha diffuso un report, Tricky footwork, dal quale emergono condizioni di lavoro schiavile in Cina nell'industria del cuoio. E l'indagine punta il dito contro alcuni importanti marchi europei: Adidas, Clarks ed Ecco.

“I lavoratori delle fabbriche che producono per i grandi marchi europei come Adidas, Clarks e Ecco ci hanno raccontato, tra le altre violazioni, di salari ben al disotto del livello dignitoso, straordinari non volontari, protezione insufficiente dai rischi per la sicurezza e la salute, violenza per reprimere gli scioperi, contributi assicurativi non versati e indennità di fine rapporto irrisorie”, ha dichiarato Anton Pieper di SÜDWIND, tra i curatori dello studio. Il report si basa essenzialmente su interviste a operai della regione del Guangdong.

La Repubblica Popolare è il primo produttore ed esportatore mondiale di calzature: nel 2014 ha realizzato circa 15,7 miliardi di paia di scarpe. Qui le multinazionali, orientate a tagliare sul costo del lavoro, e perfino a passare sopra la vita degli operai, trovano terreno fertile per i loro investimenti.

I salari dei lavoratori del cuoio sono da fame. Gli intervistati, secondo il report, guadagnano in media 3mila yuan (410 euro circa). Ma per vivere in maniera dignitosa avrebbero bisogno di guadagnare almeno 4.300 yuan. Le fabbriche, inoltre, si muovono al di fuori della legislazione nazionale sul lavoro. In media, si lavora 10,6 ore al giorno, e il 21% degli intervistati più di 11 ore al giorno.

Pare che nelle fabbriche non ci si possa sottrarre agli straordinari (30 ore mensili in media), sia per ragioni di necessità sia perché sono uno strumento di ricatto. Chi rifiuta il lavoro extra è soggetto a licenziamento, demansionamento, trattenute sul salario.

La situazione non è molto migliore per quanto concerne la sicurezza, sono molti gli infortuni sul lavoro. E a questi bisogna aggiungere una scarsa attenzione al rispetto delle norme sulla salute. Non sono inusuali le intossicazione da benzene.

I sindacati, infine, risultano assenti o volutamente disattenti alle condizioni dei lavoratori. La polizia, invece, interviene tempestivamente quando ci sono tentativi di sciopero. Dai racconti degli intervistati, è emerso che di frequente le forze dell'ordine aizzano i cani contro chi sceglie di bloccare la produzione.

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