Lo sciopero della cannabis per la legalità: Radicali pugliesi solidarizzano con Fabrizio Pellegrini

L'incredibile vicenda di Fabrizio Pellegrini denunciata da Andrea Trisciuoglio: mobilitazione non violenta per garantire il diritto alle cure dei detenuti

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Andrea Trisciuoglio è il segretario di La Piantiamo, il primo cannabis social club d'Italia: affetto da sclerosi multipla Trisciuoglio, con altri compagni di sventura pugliesi, utilizza la cannabis per alleviare dolori e tremori e per affrontare ogni giorno la malattia facendosi meno danno che con i tradizionali farmaci. Da anni Trisciuoglio e La Piantiamo si battono, assieme ai Radicali Italiani e all'Associazione Luca Coscioni, per la legalizzazione effettiva (formale già esiste) della cannabis a scopo medico, per l'autocoltivazione (e quindi per una riduzione dei costi del Servizio Sanitario Nazionale in questo tipo di forniture) e più di recente per la calendarizzazione della nuova legge per la legalizzazione della cannabis.

Ieri, proprio mentre l'Ansa lanciava la notizia dell'avvenuta calendarizzazione dell'iniziativa di legge libertaria, il prossimo 25 luglio la Camera dei Deputati comincerà a discuterne, Andrea Trisciuoglio annunciava dalla sua pagina Facebook l'inizio di un satyagraha (in sanscrito "resistenza passiva" o meglio "insistenza per la verità"), una lotta nonviolenta che molte volte Marco Pannella ha condotto nei suoi numerosi scioperi della fame per la legalità e la giustizia. L'iniziativa di Trisciuoglio è in qualche modo rivoluzionaria: farà lo sciopero della cannabis, rinuncerà cioè a curarsi con la cannabis, regolarmente prescrittagli, mettendo da parte qualcosa di indispensabile per la sua vita nella lotta contro la sclerosi multipla.

Trisciuoglio ha lanciato questa iniziativa, sostenuto anche dall'"Associazione radicale Mariateresa Di Lascia", in sostegno al diritto alla cura di un altra persona, attualmente detenuta nel carcere di Chieti e al quale Trisciuoglio, grazie al sostegno di Rita Bernardini e accompagnato da Alberico Nobile e Davide Scrano, ha fatto visita nei giorni scorsi: si chiama Fabrizio Pellegrini (la clamorosa vicenda processuale che lo ha visto protagonista la puoi trovare riassunta qui), fa il pittore e il pianista ed è malato di artrite reumatoide, fibromialgia e altri disturbi muscolo-scheletrici. Si è sempre curato con la cannabis e si trova in carcere perché condannato per possesso e autocoltivazione casalinga di cannabis. Un reato che Pellegrini avrebbe reiterato nel tempo (in passato più volte è stato trovato in possesso di cannabis, tuttavia mai colto a venderne o cederne un singolo grammo) e che oggi lo condanna a restare recluso in carcere ed affrontare la malattia con l'unico farmaco disponibile: il Toradol.

La vicenda di Pellegrini è emblematica di una bulimia giudiziaria e di una cecità scientifica tutte italiane: autorizzato ad acquistare cannabis dal Servizio Sanitario Nazionale, le sue condizioni economiche non gli permettono, nè gli hanno mai permesso, di affrontare la spesa di 300 euro mensili per l'acquisto legale del farmaco. Invece che rivolgersi al mercato nero Pellegrini che cosa fa? Decide di autocoltivare la sua cannabis, di essere indipendente dal sistema statale e dal sistema mafioso per l'approvvigionamento del farmaco e di affrontare la sua malattia come ha sempre fatto: da solo.

"Ogni goccia è indispensabile perché tante gocce fanno un oceano [...] Interromperemo lo sciopero quando otterremo garanzie circa la salvaguardia del malato Fabrizio Pellegrini e circa il suo diritto a curarsi con la cannabis"

ha dichiarato a Blogo Andrea Trisciuoglio. Il segretario di La Piantiamo si riferisce ad una circolare del capo del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) che autorizzerebbe i detenuti con gravi patologie muscolo-scheletriche a curarsi con la cannabis.

Oggi Pellegrini non è più solo: Trisciuoglio e compagni si dicono determinati a battagliare fino alla fine per sostenere il suo diritto alla cura, che è un diritto di tutte le persone nelle sue condizioni e di coloro i quali potrebbero un giorno trovarcisi. Trisciuoglio invoca la "responsabilità dello Stato" proponendo una battaglia difficile per ricondurre lo Stato italiano sulla via del diritto. Questa mattina, 30 giugno, con un post su Facebook ha reso noto il primo aggiornamento sulle sue condizioni:

Nel corso della visita, fa sapere Trisciuoglio, la delegazione che lo ha incontrato lo ha trovato fortemente debilitato e rasato a zero. In una lettera aperta pubblicata sulla sua pagina scrive: "Ciao Fabrizio, abbiamo saputo e siamo indignati perché è incredibile ed assurdo quello che ti sta nuovamente accadendo. Che un malato che si cura con la cannabis, con possesso della prescrizione medica ma non dei soldi per comprarla, possa essere messo in carcere per il solo fatto di coltivarsi a casa la pianta che gli procura sollievo, per stretto utilizzo personale e senza alcuna accusa di spaccio, è indegno di un Paese europeo ed una vergogna per le nostre istituzioni, per Chieti e per l'Abruzzo... per l'Italia intera... L'accanimento messo in atto per fiaccare il tuo spirito, come la rasatura totale di barba e capelli tanto da renderti irriconoscibile, ci lasciano senza parole e sono contrari alla Costituzione Italiana per quanto riguarda il non dover subire comportamenti lesivi della dignità umana. Hai tutta la nostra solidarietà ed il nostro sostegno. Ricordi quando insieme siamo andati a Montecitorio? Tu piantasti per la prima volta al mondo cannabis in un palazzo istituzionale come Montecitorio....
Sabato 25 presso giardini Marco Pannella a Teramo saremo lì ancora una volta ad affermare il tuo diritto alla salute"

Un diritto che è di tutti. Per questo abbiamo deciso di dare spazio a questa assurda e incredibile storia.

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