Danimarca, classi separate per i figli dei migranti

A woman cycles pasr various campaign posters in a street in Copenhagen, on September 14, ahead of the September 15 general election. AFP PHOTO/JONATHAN NACKSTRAND (Photo credit should read JONATHAN NACKSTRAND/AFP/Getty Images)

Gli studenti danesi in un’aula e i figli dei migranti in un’altra. In Danimarca scoppia la polemica dopo la decisione presa dal preside di un ginnasio di Aahrus di separare i migranti dagli studenti delle famiglie danesi. Razzismo, discriminazione, apartheid sono le parole pronunciate per commentare l’iniziativa che ha ottenuto, però, il sostegno dell’associazione danese dei professori di scuola.

La tesi difensiva? La separazione aiuterebbe i giovani migranti a integrarsi prima poiché l’insegnamento si concentrerebbe maggiormente sull’apprendimento delle lingua e degli usi e costumi del Paese ospitante.

Inoltre, secondo quanto ha spiegato il quotidiano danese Jyllands-Posten, il preside Yago Bundgaard avrebbe ripensato la composizione delle classi, proprio per evitare che le famiglie danesi decidessero di spostare i propri figli in scuole nelle quali studiano meno figli di migranti. Dal 2007 a oggi la quota dei figli dei migranti nelle scuole superiori è passata dal 20% all’80%.

L’organizzazione Sos mod Racisme e l’Istituto danese per i diritti umani hanno espresso pareri estremamente duri contro la decisione del preside di Aarhus definendola discriminatoria, razzista e illegale.

Il ministro della Pubblica Istruzione, Ellen Trane Noerby, ha spiegato che in futuro le autorità provvederanno a una ripartizione equa tra le scuole di studenti bilingui:

“i ginnasi-ghetto danneggiano anche l'integrazione nella nostra società, quindi è necessario che il potere politico affronti il problema”.

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