Aggressore stazione Milano: "Avevo assunto cocaina, non ricordo nulla"

Si è svolto ieri l'interrogatorio di garanzia di Ismail Tommaso Ben Youssef Hosni, il 20enne che giovedì scorso ha aggredito due militari ed un poliziotto all'interno della stazione Centrale di Milano.

Il giovane, accusato di tentato omicidio e indagato per terrorismo internazionale, ha detto di non avere alcun legame con l'Isis e ha raccontato di non ricordare nulla dell'aggressione.

"Quel giorno avevo assunto cocaina", ha detto al gip. "Ricordo che ero in stazione ma non ricordo nulla dell'aggressione, quando mi sono svegliato avevo il sangue sulle mani", ha aggiunto.

Quando gli è stato chiesto il perché delle arme che aveva con sé, Hosni si è giustificato spiegando di aver rubato quei coltelli per difendersi da alcune persone che vivevano con lui nei dormitori della stazione: "Li ho rubati perché in stazione c'erano delle persone che volevano farmi del male, per difendermi da quelli più grossi".

Il Corriere riferisce della sua situazione familiare difficile, come emerso dall'interrogatorio. Quando aveva due anni e mezzo la madre è stata arrestata e lui è stato portato dal padre in Tunisia. Lì ha vissuto diversi anni insieme alla nonna paterna. A 10 anni, racconta, è stato dalla psicologo.

Ha raccontato di aver deciso nel 2015 di tornare in Italia, dov’era nato, perché non andava d’accordo con nuova compagna del padre e sognava una vita migliore, ma di aver trovato problemi anche a casa della madre, per via del nuovo marito di lei (versione della madre: «Non voleva lavorare e chiedeva sempre soldi»). Quindi il trasferimento dalla zia a Milano, per un mese e mezzo circa, e poi la vita da sbandato fra i dormitori pubblici e il vecchio furgone bianco a Quarto Oggiaro.

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