Milano, inchiesta “Fumo e piombo”: al vertice una donna che emulava Imma di Gomorra

Vanessa Costantina impartiva ordini mentre il compagno Luciano Beccalli era in carcere.

Inchiesta Fumo e Piombo a Milano

Si chiama “Fumo e piombo” l’imponente operazione delle forze dell’ordine che ha portato a Milano allo smantellamento di un’associazione che si occupava di traffico internazionale di droga e rapine. Gli uomini del comando provinciale di Pavia insieme con il personale del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata hanno eseguito 24 ordini di custodia cautelare.

Tra i destinatari di questi ordini c’è anche Vanessa Costantina, che operava nello stesso modo del personaggi Imma di Gomorra: come la donna del boss della camorra Pietro Savastano, Costantina, compagna di Luciano Beccalli, detenuto nel carcere di Monza, riferiva i messaggi del capo. Lei, infatti, era autorizzata ai colloqui in prigione con il suo compagno e riportava gli ordini ai suoi “scagnozzi”.

Il giudice per le indagini preliminari Roberta Nunnari scrive:

“La donna, assumendo la figura della 'donna del capo, sicuramente seguendo la formazione impartita dal compagno e molto verosimilmente emulando le figure femminili delle fiction televisive e del genere crime, riferiva i messaggi di Beccalli, dettando, in maniera energica e risoluta, le linee guida da seguire in assenza del leader del gruppo, minacciando anche interventi di soppressione fisica nei confronti di qualsiasi elemento in contrapposizione”

Tuttavia per Costantina è stata respinta dallo stesso gip la richiesta di arresto perché non ha preso parte a uno degli episodi di compravendita di cocaina più gravi individuati dal magistrato che si occupa dell’indagine.

Nel corso dell’operazione “Fumo e piombo” sono state condotte oltre trenta perquisizioni, sono stati sequestrati beni per oltre due milioni di euro, tra cui nove società attraverso le quali veniva riciclato il denaro, auto e immobili. Inoltre sono state sequestrate due tonnellate di droga.

I reati contestati sono: traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio, ricettazione, detenzione di armi da guerra, tentata rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il centro logistico del gruppo criminale era una carrozzeria di Bollate, mentre uno dei mercati principali era il quartiere milanese di Quarto Oggiaro.

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