Modena: uccise ed evirò il compagno, assolta per non imputabilità

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Incapace di intendere e volere. È quello che ha deciso oggi il giudice nel veloce processo con rito abbreviato svoltosi presso il tribunale di Modena a carico di una donna di 50 anni che a giugno dell’anno scorso uccise il suo convivente di 63 anni.

Un omicidio efferato, a colpi di coltello da cucina e conclusosi con l’evirazione dell'uomo. La donna è stata però assolta per non imputabilità, dalla perizia psichiatrica è infatti emersa una totale incapacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio.

La 50enne, che lavorava come badante, sarà affidata per dieci anni a una struttura riabilitativa per malati psichiatrici, una soluzione che era stata chiesta dalla stessa pubblica accusa.

Il compagno venne ucciso con una decina di fendenti, l’arma del delitto un coltello da cucina. Dopo l’omicidio era stata la stessa donna a fare il 113 spiegando di aver assassinato il compagno perché “contaminato” e parlando di contaminazione estesa anche all’aria e all'acqua.

La donna farfugliava di complotti e cospirazioni contro le sorti del mondo per inquinare appunto l’acqua, l’aria e i cibi. Mentre aspettava l’arrivo dei poliziotti, con il marito in un lago di sangue, si era lavata e cambiata prima di mettersi a guardare la televisione.

Se i dubbi sullo stato di salute della donna erano così emersi fin dal principio è altrettanto vero che l’assoluzione è frutto della relazione del perito psichiatrico. La donna che ha ucciso e evirato il compagno dopo la sentenza è stata condotta nella struttura sanitaria dove sarà sottoposta a controlli periodici.

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