Bologna, aggressione omofoba a un 20enne inglese in pieno centro

Nessuno ha aiutato il giovane studente.

Aggressione omofoba Bologna

In pieno centro a Bologna, in piazzetta San Giuseppe, tra via Galliera e via Indipendenza, uno studente inglese di 20 anni dell'University College di Londra, arrivato in Italia a febbraio per studiare lingue, è stato aggredito da tre italiani e insultato pesantemente domenica sera, 25 marzo, lui ha denunciato tutto il giorno dopo e solo oggi la notizia si è diffusa.

Il ragazzo ha raccontato che mentre era tranquillamente seduto su una panchina a mangiare un pezzo di pizza in attesa di incontrare un amico, si è avvicinata un'auto con dentro tre uomini che gli hanno chiesto insistentemente "Sei frocio?". Il ragazzo ha cercato di ignorarli, ha fatto finta di non sentirli per via della musica a tutto volume nell'auto, poi dopo che gli hanno detto "Ma perché sei frocio? Vuoi cinquanta euro per salire in macchina?" e lui ha continuato a ignorarli, gli hanno sputato addosso e allora lui si è alzato e si è diretto verso via Galliera.

A quel punto pensava che l'episodio fosse finito lì, invece, mentre il ragazzo aveva il telefono in mano ed era sul punto di chiamare il suo amico per raccontargli che cosa gli era capitato, si è accorto che stava arrivando qualcuno di corsa dietro di lui, era uno dei tre ragazzi dell'auto che lo ha spinto contro un muro e lo ha preso a pugni e a calci, ha addirittura cercato di infilargli i pollici negli occhi. Il giovane inglese si è liberato dello zaino per fuggire e ha poi visto che l'aggressore ha preso sia lo zaino sia lo smartphone che gli era caduto.

Oltre all'aggressione in sé che è costata un trauma cranico e naso rotto al ragazzo, fa riflettere il fatto che nessuno abbia aiutato lo studente, nonostante abbia chiesto aiuto almeno a sei sette persone. Poi finalmente una ragazza gli ha dato una mano e ha chiamato il 112, ma si è sentita rispondere che se l'aggressione era già finita non potevano intervenire.

Alla fine il ragazzo inglese è andato dal suo amico che lo ha portato in ospedale e poi il giorno dopo è andato a denunciare tutto alla polizia.

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