Roma, maxi manifesto ProVita contro l'aborto: il Comune lo fa rimuovere

Era stato affisso su un palazzo di via Gregorio VII.

Manifesto pro-vita a Roma Gregorio VII

Aggiornamento venerdì 6 aprile 2018 - Il manifesto ProVita che ha suscitato tante polemiche in questi giorni e che l'associazione voleva restasse affisso fino al 15 aprile è stato rimosso questa mattina. Il Dipartimento Sviluppo Economico del Campidoglio ha indagato e il Comune ha precisato che a quella associazione già in passato era stata interdetta l'affissione di simili manifesti, perché sono in contrasto con il comma 2 dell'articolo 12 bis del Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale che "vieta esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali".

A Roma il manifesto della discordia


Giovedì 5 aprile 2018 - A Roma, su un palazzo in via Gregorio VII, all'altezza del civico n. 58, da alcuni giorni campeggia un grandissimo manifesto della onlus ProVita, che realizza campagne contro l'aborto. Nel manifesto c'è l'immagine di un feto e le scritte:

"Tu eri così a 11 settimane... Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché tua mamma non ha abortito"

Il manifesto è largo 7 metri e alto ben 11 metri, impossibile non notarlo. ProVita sostiene che resterà lì fino al 15 aprile e spiega che questa campagna è stata lanciata in occasione del 40° anniversario della legge 194/1978 che entrò in vigore il 22 maggio del 1978 con il titolo "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza".

Nel messaggio che accompagna il lancio di questa campagna, ProVita riporta alcuni numeri (senza fonte) dicendo che dal 1978 ci sono stati oltre 6 milioni di aborti, che la pillola Ru 486 (definita da loro "pesticida umano") ha già ucciso quasi trenta donne che l'hanno assunta. Non fa accenno invece ai numeri delle donne che morivano prima che l'aborto venisse legalizzato, perché si affidavano alle cosiddette "mammane" non potendo abortire in gravidanza.

Toni Brandi, presidente di ProVita, prova a innescare una polemica sulle spese sanitarie:

"Ma è concepibile che in un’Italia, dove solo il 38% dei malati di tumore può accedere alle cure palliative e dove circa 200.000 anziani o disabili sono rispediti a casa ogni anno dagli ospedali pubblici, per mancanza di fondi per la sanità, lo Stato spenda centinaia di milioni di euro di fondi pubblici per finanziare scelte individuali che causano l’eliminazione di esseri umani, e che non sono condivise da una grande fetta della popolazione?"

Provita manifesto Roma contro aborto

La vera polemica, invece, è scoppiata sui social, dove molte persone, disturbate dal manifesto, annunciano di averlo segnalato all'ufficio affissioni del Comune di Roma ritenendolo un "manifesto illegittimo".

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