Tangenti nella Sanità a Milano: 6 arresti tra cui 4 primari. Operavano anche se non ce ne era bisogno

Uno dei medici arrestati definisce un altro un "delinquente vero".

Arresti Milano corruzione ospedali Pini e Galeazzi

Il nucleo della polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha arrestato oggi sei persone: due primari dell'ospedale Galeazzi, due primari del Pini, un direttore sanitario e un imprenditore del settore delle apparecchiature sanitarie. Quest'ultimo è finito direttamente in carcere, mentre gli altri tre, tutti medici, sono agli arresti domiciliari. Sono tutti accusati di corruzione.

L'inchiesta che ha portato a questi sei arresti è guidata dai procuratori aggiunti Maria Letizia Mannella ed Eugenio Fusco ed è un filone di un'altra indagine, quella che nel 2017 ha portato all'arresto del primario del Pini Norberto Confalonieri, accusato di avere favorito due multinazionali nella fornitura di protesi in cambio di tangenti e altri favori e di avere anche operato inutilmente delle persone per assecondare le due aziende.

I nomi degli uomini arrestati oggi sono: Tommaso Brenicci, l'imprenditore titolare di un'azienda di apparecchiature sanitarie di Monza; Paolo Navone, direttore sanitario dell'Istituto Ortopedico Pini-Cto; Giorgio Maria Calori, responsabile dellunità operativa di Chirurcia Ortopedica sempre al Pini; Carmine Cucciniello, direttore dell'Unità di ortopedia correttiva, anch'egli del Pini; Lorenzo Drago, direttore del laboratorio di analisi del Galeazzi; Carlo Luca Romanò, responsabile di chirurgia ricostruttiva al Galeazzi. Il provvedimento degli arresti di oggi è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Teresa De Pascale.

Dalle informazioni trapelate, sembra che Carmine Cucciniello, al telefono, abbia definito Giorgio Maria Calori un "delinquente vero". In un'intercettazione infatti racconta che Calori aveva paventato a un "facoltoso paziente" l'esistenza di una grave infezione e che se non si fosse fatto operare avrebbe rischiato l'amputazione di un piede. Ovviamente l'operazione doveva essere eseguita in una clinica di Milano in cui Calori operava privatamente e in realtà l'infezione non c'era affatto.

Per quanto riguarda l'imprenditore Tommaso Brenicci, 53enne, avrebbe guadagnato ben tre milioni e mezzo di euro grazie alla collaborazione dei medici che corrompeva anche con borse firmate, cesti di Natale da mille euro, la promessa di uno stage per i figli.

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