Adjmal Nashkbandi e Daniele Mastrogiacomo: due pesi due misure?

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«Ci sono due responsabili e i loro nomi sono Hamid Karzai e Romano Prodi». Ecco cosa ha detto Gino Strada, fondatore di Emergency, in un'intervista al giornale Radio Rai dopo l'uccisione in Afghanistan di Adjmal Nashkbandi, l'interprete di Daniele Mastrogiacomo sequestrato dai talebani.

Strada è stato chiaro, e ha accusato il capo dell'esecutivo italiano e il presidente afghano. La loro colpa? Non aver fatto abbastanza per liberare l'interprete nelle mani dei terroristi.

«Sono responsabili della prigionia di Rahmatullah e della morte di Adjmal Nasqebandi», ha detto Gino Strada.

La questione sta dividendo il mondo intero. Se è vero, come dice il premier italiano, Romano Prodi, che non bisogna speculare su questi avvenimenti, è altrettanto vero che la vicenda del rapimento e della liberazione di Mastrogiacomo getta nuova luce su questa tragica vicenda.

E' innegabile pensare a due pesi e due misure. Mastrogiacomo per settimane è stato sulla bocca di tutti. Per Mastrogiacomo si è addirittura arrivati a negoziare con i terroristi: cinque uomini in cambio di uno. E via con le polemiche, già da allora. Polemiche subito smorzate tuttavia, la goia di rivedere a casa il nostro giornalista ha prevalso. Giustamente.

Per Adjmal Nashkbandi invece tutto è passato sotto silenzio. Gino Strada, in solitudine, ha gridato in cerca di aiuto, ha avvertito l'opinione pubblica del rischio di abbandono. Il governo è parso poco interessato, poco incisivo; l'opinione pubblica non ha messo un dito, tranne rare eccezioni. E così ci ritroviamo con un uomo innocente decapitato. Sulla coscienza di chi peserà questa vita umana? Forse su quella di tutti noi. Su quella degli organi di stampa, sul governo, sulla Farnesina.

La vita di un uomo messa a confronto con la vita di un uomo. Utilizzando due pesi differenti. E i dubbi vengono subito a galla: che si sia parlato troppo di uno e troppo poco dell'altro? Che fosse più importante portare a casa un nome noto per potersi vantare di una vittoria?

E' già arrivato il momento della riflessione. Un momento che non sarebbe mai dovuto arrivare. 

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