Genova, ponte Morandi: storia di un crollo annunciato?

Gli abitanti di Genova conoscono molto bene il ponte Morandi crollato oggi. Lo conoscono molto meno coloro i quali ci sono stati solo di passaggio. È stato progettato negli anni ’60 da Riccardo Morandi, ingegnere famoso per le strutture di “cemento armato ignudo”, che si è ispirato vagamente al ponte di Brooklyn. Lungo 1,200 metri, alto 45, con piloni che arrivano a 90, il ponte di Morandi ha sempre incusso tanta paura, tanto che chi ci passa di sotto in treno, raccontano fonti locali, in quei pochi secondi sta in silenzio e trattiene il respiro. Considerato al momento della sua costruzione come un capolavoro di ingegneria, altri colleghi di Morandi lo hanno definito negli anni un vero e proprio fallimento.

Dopo la sua costruzione avvenuta tra il 1963 e il 1967 il viadotto sulla A10 è stato interessato da rattoppi e sistemazioni provvisorie, oltre che da imponenti lavori di manutenzione straordinaria. Quelli più importanti sono avvenuti tra gli anni ’80 e ’90, quando furono sostituiti gli iniziali cavi di sospensione con nuovi cavi affiancati agli stralli originari. Nonostante ciò, la sua tenuta ha sempre destato dubbi e timori, tanto che nel 2016 l’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova aveva espresso riflessioni approfondite sia a Primo Canale sia al portale Ingegneri.Info.

L’opera, secondo Brenchich, ha presentato sin da subito “aspetti problematici” nonostante l’aumento dei costi rispetto a quanto inizialmente preventivato (un classico in Italia). Tra le criticità emerse subito dopo la costruzione, c’è stata “un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale”. “Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto - insiste l’ingegnere - era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.

Negli anni a cavallo tra gli ’80 e 90’, dicevamo sopra, ci furono profondi lavori di manutenzione, ma secondo Brenchich, “un ponte deve durare 70-80 anni senza manutenzione di questo tipo”, mentre “dopo 30 anni ha dovuto essere rifatto in maniera imponente”. Da qui la richiesta dell’ingegnere di sostituire interamente il ponte: i lavori di manutenzione hanno avuto alla fine degli anni ’90 un costo pari all’80% di quanto necessario per rifarlo da capo. Al di sotto del viadotto si trova una zona molto popolosa della città di Genova, con abitazioni, aziende ed attività commerciali che hanno sempre saputo che nel 1989 quando Morandi morì, lasciò - come evidenzia Medium - lasciò alla città una brutta gatta da pelare.

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