Crollo Ponte Genova, il padre di Giovanni Battiloro: "È omicidio di Stato"

Roberto Battiloro, padre di Giovanni, uno dei 4 giovani di Torre del Greco, promette di dare battaglia

Giovanni Battiloro

Domani alle ore 11, presso la Fiera di Genova, si svolgeranno i funerali di Stato per le vittime del crollo del Ponte Morandi. Non tutte le famiglie delle vittime hanno però accettato di partecipare alla cerimonia. A Genova domani non ci saranno le salme di Giovanni Battiloro, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Antonio Stanzione; i 4 ragazzi di Torre del Greco (Napoli) che il 14 agosto scorso stavano attraversando il ponte perché diretti in Spagna per godersi un breve periodo di vacanza.

Tutti e quattro sono andati via così, in un attimo. I funerali si sono svolti oggi in forma privata a Torre del Greco. Il padre di Giovanni, Roberto Battiloro, ha promesso battaglia affinché sia fatta giustizia: "Ho parlato di omicidio di Stato perché mio figlio non è morto, è stato ucciso, perché lo Stato non ha tutelato i suoi cittadini. Oggi piangiamo i nostri cari ma da domani dobbiamo trovare la forza tutti insieme, con tutti quelli che mi aiuteranno, per cercare di far sì che queste tragedie non accadano più".

A celebrare i funerali dei 4 ragazzi c'era il cardinale Crescenzio Sepe che durante la sua omelia non ha utilizzato mezzi termini: "Giovanni, Antonio, Matteo e Gerardo restano testimonianza viva di una violenza consumata non dal destino, ma dalla mano dell'uomo, la mano dell'uomo che si sostituisce alla mano di Dio per i propri interessi personali e diventa una mano violenta, una mano che porta morte. Questi nostri ragazzi devono essere per noi tutti simbolo di rinascita, se sapremo uniformare i nostri comportamenti a quella etica della responsabilità che è costitutiva di ogni vita umana, che è fondamentale per la stessa vita cristiana e religiosa".

Poi ha aggiunto: "Qualcuno dice che è il momento del dolore e del lutto, che non dobbiamo pensare alle cause e ai responsabili. Vero, ma è altrettanto vero che questo discorso può essere fuorviante e di comodo. E' giusto invece che ci poniamo degli interrogativi e ci domandiamo perché tutto questo è accaduto, non per giustizialismo ma perché abbiamo il sacrosanto diritto di saperlo. Dobbiamo saperlo per rispetto a chi ha perso la vita, a questi nostri giovani e alle loro famiglie e dobbiamo saperlo perché ogni vita è sacra e quindi va sempre difesa e rispettata da tutti, sempre e in ogni modo. Non si può morire per negligenza, per incuria, per irresponsabilità, per superficialità, per burocratismo, per inedia, perché questa è la vera violenza contro la persona, contro la società e contro l'umanità. Questi ragazzi non sono morti perché lo ha voluto il destino".

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