Caso Cucchi, il comandante dei carabinieri Nistri: "Non guarderemo in faccia a nessuno"

"Non è giusto parlare di violenza di Stato"

Il comandante generale dell'Arma dei carabinieri, Giovanni Nistri, ha concesso un'intervista a Radio Capital ed ha parlato della svolta nel caso Cucchi, figlia delle ammissioni del carabiniere Francesco Tedesco, uno degli imputati nel processo per omicidio preterintenzionale, che ha accusato i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro di aver picchiato Stefano Cucchi nella notte del suo arresto.

Giovanni Nistri ha così commentato: "Forse si è aperto uno spiraglio di luce: mi sembra che sia la prima volta che un militare di quelli presenti quella sera ha riferito la sua verità, che ora dovrà passare al vaglio dell'autorità giudiziaria, ma noi siamo al fianco dell'autorità giudiziaria, perché è ora che siano accertate tutte le cause e le dinamiche di quanto successe quella sera".

Il comandante ha poi espresso solidarietà nei confronti della famiglia Cucchi ed ha assicurato giustizia da parte dell'Arma: "Con convinzione ribadisco vicinanza umana e solidarietà alla famiglia Cucchi: chi ha subito un lutto così grave, in circostanze così particolari non può che ricevere piena solidarietà da parte nostra. Quei carabinieri sono stati sospesi e nel momento in cui saranno accertate le responsabilità, l'Arma prenderà le decisioni che le competono, che possono arrivare fino alla destituzione: non guarderemo in faccia a nessuno".

Nistri ha poi stigmatizzato il ritardo con il quale è arrivata l'ammissione di Tedesco: "Tutti i carabinieri hanno giurato fedeltà alla Costituzione, e l'articolo 13 punisce ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà. Se sei carabiniere devi avere il massimo rispetto per le persone. E hai il dovere morale di dire la verità e di dirla subito, senza ritardo".

Infine, come era lecito aspettarsi, Nistri ha difeso la dignità dell'Arma: "violenza di Stato è una sintesi giornalistica, ma non si tratta di una violenza dello Stato ma di alcuni appartenenti dello Stato: lo Stato non può essere chiamato come responsabile della irresponsabilità di qualcuno"

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