Desirée: carcere a pusher, ma cade l'accusa di cessione di droga a minore

La gip ha convalidato il fermo di Marco Mancini, ma non l'aggravante di cessione di sostanza stupefacente a minorenne.

Morte Desirée Mariottini arresto del pusher

La giudice per le indagini preliminari Maria Paola Tomaselli ha convalidato il fermo di Marco Mancini, l'uomo di 36 anni arrestato l'11 novembre scorso nell'ambito delle indagini sulla morte di Desirée Mariottini e accusato di spaccio. Tuttavia il magistrato ha fatto cadere l'aggravante della cessione di sostanze stupefacenti a minore.

La gip ha dunque creduto a quanto sostenuto da Mancini, affiancato dall'avvocato Gabriele Galeazzi, e cioè che lui non era presente nello stabile occupato di via dei Lucani a San Lorenzo la notte in cui la 16enne è morta e non è stato lui a darle la droga.

Intanto Yusif Salia, il ghanese di 32 anni che è stato fermato il 26 ottobre nel foggiano, nel ghetto di Borgo Mezzanotte, ha respinto tutte le accuse. Interrogato dalla giudice per le indagini preliminari Carmen Corvino presso il carcere di Foggia, in un'ora di interrogatorio ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale consensuale con Desirée la sera del 18 ottobre, quindi il giorno prima della morte della ragazza.

Salia ha detto che lui sapeva che Desirée aveva 20 anni e non 16 e che il 18 ottobre sono entrati mano nella mano nel container di via dei Lucani e hanno avuto un rapporto consensuale.

Al momento Salia, come Mamadou Gara, è accusato di omicidio volontario, violenza sessuale di gruppo e cessione di sostanze stupefacenti, mentre per Chima Alinno e Brian Minthe da ieri le accuse sono state riformulate in violenza sessuale e abuso aggravato dalla minore età della vittima.

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