Raid razzista a Macerata, Traini: "Li chiamavo negri, ora so che pelle non conta"

Luca Traini condannato a 12 anni

Ad un anno esatto dal raid compiuto a Macerata contro un gruppo di migranti e dopo una condanna a 12 anni di carcere per strage aggravata dall'odio razziale, il 29enne Luca Traini, originario di Tolentino (MC) ribadisce di essersi pentito. Il giovane si era già scusato poco prima della sentenza e il suo percorso di riabilitazione passa oggi dalle pagine di Repubblica, che pubblica l'intervista rilasciata dal giovane al direttore Ezio Mauro, recatosi in carcere per l'occasione.

Traini, legato all'ambiente dell'estremismo di destra, ha ribadito al giornalista i motivi che lo avevano spinto ad armarsi di pistola ed aprire il fuoco contro un gruppo di extracomunitari a Macerata, ferendone 6:

È stata come un'esplosione dentro di me. Per me gli spacciatori avevano ucciso Pamela, e gli spacciatori erano loro, i negri. Li chiamavo così. Oggi li chiamo neri. Poi, in questi mesi passati in carcere, ho lentamente capito che gli spacciatori sono bianchi, neri, italiani e stranieri. La pelle non conta.

La Pamela a cui si riferisce il 29enne è la giovane Pamela Mastropietro, fatta a pezzi nel gennaio 2018 alle porte di Macerata. La sparatoria, la mattina del 3 febbraio 2018, era stata compiuta da Traini a pochi giorni dal ritrovamento del corpo mutilato della giovane, nascosta in due diversi trolley. Le persone prese di mira da Traini non avevano nulla a che vedere con la morte di Mastropietro, si sono soltanto trovati nel posto sbagliato quando il 29enne si è recato a Macerata carico di odio e armato di pistola.

Il giovane non ha negato che ad influire su quel raid sia stata la sua ideologica politica, quella che in questo periodo storico viene fomentata, anche se indirettamente, da una certa classe politica:

Tutta la mia ideologia politica, Dio, patria, famiglia, onore, ha pesato in quel mix esplosivo. La tragedia di Pamela ha fatto da innesco. L'odio non nasce per caso, è frutto di tante cose, anche di politiche errate, a danno sia degli italiani che degli immigrati.

C'è voluta una condanna a 12 anni di carcere per spingere Traini a cambiare idea e la speranza è che il suo caso possa servire da esempio a tantissimi altri che, ancora oggi, hanno una visione del Mondo e dell'immigrazione molto simile alla sua, tante possibili bombe ad orologeria pronte ad esplodere.

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