Caso Cucchi, carabiniere in aula: "La seconda annotazione fu dettata dal maresciallo"

Stefano Cucchi

L'ultima udienza del processo bis per la morte di Stefano Cucchi è stata incentrata, come la precedente, sulle due annotazioni di servizio fatte dai carabinieri sullo stato di salute del geometra romano deceduto il 22 ottobre del 2009 mentre era sotto custodia cautelare per droga.

Era già emerso da qualche settimana che le due note di servizio sullo stato di salute di Stefano fossero state modificate e oggi la testimonianza del maresciallo dei carabinieri Davide Antonio Speranza, firmatario delle due annotazioni e già sentito nel corso di questo procedimento bis, ha confermato la manomissione. La prima nota, datata 16 ottobre 2009 - giorno successivo all'arresto - sarebbe in realtà stata redatta dopo il decesso di Stefano Cucchi:

La datai qualche giorno prima perché pensai si trattasse di un atto che avrei dovuto redigere alla fine del servizio.

Lì si leggeva: "Alle 5.25 la nostra Centrale operativa ci ordinava di andare in ausilio al militare di servizio alla caserma della Stazione di Tor Sapienza in quando il sig. Cucchi era in stato di escandescenza".

La seconda nota, datata 27 ottobre 2009, dava invece una versione diversa: "È doveroso rappresentare che durante l'accompagnamento, il prevenuto non lamentava nessun malore, né faceva alcuna rimostranza in merito". Quella nota, che smentisce quindi il comportamento di Cucchi, fu però dettata a Speranza dal maresciallo Roberto Mandolini, imputato in questo procedimento con l'accusa di falso e calunnia. Lo ha ammesso in aula lo stesso Speranza:

Quando Mandolini lesse la nota disse che non andava bene e che avrei dovuto cestinarla perché avremmo dovuto redigere una seconda annotazione in sostituzione. Io quella nota non la feci sparire, anche perché già protocollata. Il contenuto fu dettato da Mandolini, alla presenza di Nicolardi.

Oltre al maresciallo Mandolini, a processo ci sono il carabiniere Vincenzo Nicolardi, accusato di calunnia, e i tre carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, che devono invece rispondere di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità.

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