Morte di Pamela Mastropietro, Oseghale a processo: "Non sono stato io. Non l'ho uccisa"

omicidio pamela oseghale

È iniziato oggi a Macerata il processo per la morte di Pamela Mastropietro, la 18enne romana fatta a pezzi e nascosta in due trolley poi abbandonati sul ciglio della strada per Corridonia (MC) nel gennaio dello scorso anno.

Alla sbarra c'è il giovane nigeriano Innocent Oseghale, arrestato pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo della 18enne, e ora imputato con l'accusa di omicidio, violenza sessuale, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere ai danni di una persona in condizioni di inferiorità psichica o fisica.

Il 30enne aveva già affermato di non aver ucciso la giovanissima, ma di aver soltanto fatto a pezzi e nascosto il suo cadavere. Pamela, secondo la versione fornita dall'imputato, sarebbe morta per overdose. L'autopsia, invece, ha rivelato che la giovane sarebbe stata anche violentata e Oseghale nega anche questo addebito, come ribadito questa mattina in aula:

Non sono stato io. Non l'ho violentata, non l'ho uccisa. Voglio pagare solo per quello che ho fatto, non per ciò che non ho commesso.

Oseghale ha rinunciato al processo con rito abbreviato - e quindi allo sconto di un terzo della pena in caso di condanna - e anche per questo i legali che difendono la famiglia della giovanissima sperano in una pena massima per il 30enne.

Il processo si preannuncia molto lungo. Ad oggi sono stati chiamati in causa circa 90 testimoni tra accusa e difesa e saranno necessarie diverse settimane e tante udienze affinché tutti possano essere sentiti dai giudici della Corte d'Assise di Macerata.

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