Suicida imprenditore che aveva denunciato i boss: "Oppormi al pizzo mi è costato caro"

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Si è suicidato sparandosi un colpo di pistola alla tempia l’imprenditore Rocco Greco, diventato ormai un vero e proprio simbolo della lotta contro il racket. "Era finito dentro una storia paradossale - racconta il figlio Francesco a Repubblica.it - I mafiosi che aveva fatto condannare lo avevano denunciato. Ma, poi, ovviamente, era arrivata l'assoluzione. Il giudice aveva ribadito che Rocco Greco era stato vittima della mafia, non socio in affari dei boss". Nonostante le sentenze dicessero che l’imprenditore fosse pulito, la Prefettura aveva emesso l’interdittiva antimafia nei confronti della sua azienda e non potendo più prendere appalti, era sostanzialmente con le spalle al muro.

Nonostante Greco avesse denunciato i mafiosi, ad ottobre del 2018 è arrivato dal Ministero dell’Interno il parere negativo all’iscrizione nella white list per i lavori di ricostruzione dopo il terremoto del centro Italia. La "Struttura di missione antimafia sisma" scrive che l’imprenditore di Gela "nel corso degli anni ha avuto atteggiamenti di supina condiscendenza nei confronti di esponenti di spicco della criminalità organizzata gelese". Eppure, si chiede il suo legale, l’avvocato Alfredo Galasso, "come si fa a dimenticare che aveva denunciato? Proprio con la denuncia aveva scelto di non essere più supino a quel sistema che vigeva a Gela".

Quella di Greco non è una storia unica nel suo genere in Italia, purtroppo, dove spesso non bastano nemmeno delle sentenze a proprio favore per poter provare di non essere proni ai gruppi del malaffare. Nel 2007 l’imprenditore aveva denunciato i boss della Stidda e di Cosa nostra che gli chiedevano il pizzo sugli appalti e inoltre ha convinto altri sette titolari di aziende a fare lo stesso. Dalle denunce arrivarono undici arresti e condanne per 134 anni totali, con sentenze confermate anche in Cassazione. I boss, però, da parte loro hanno cercato di tirare dentro anche gli imprenditori, affermando che gli stessi non pagavano il pizzo, bensì il “sostegno” e spartivano gli utili. Una tesi che non ha retto, perché i tribunali hanno confermato che gli imprenditori erano vittime della criminalità ed anzi con le loro denunce hanno contribuito a rasserenare un clima in un territorio in cui prima del 2007 si erano contati circa 100 morti in un anno.

Rocco Greco: l'ultima interdittiva e il suicidio

Non è bastato, però, a ripulire agli occhi dello Stato la posizione di Greco, che un mese fa è stato colpito dall’ultima interdittiva antimafia con la conseguente perdita di commesse pubbliche e private. L’imprenditore è stato costretto a licenziare 50 operai e a provare tutti i ricorsi del caso per avere giustizia, ma non c’è stato niente da fare. Così, mercoledì mattina Rocco Greco si è svegliato intorno alle 5.30 per andare in azienda e “controllare delle carte”. Qualche ora dopo è stato trovato in un container in una pozza di sangue. Non ha lasciato alcun biglietto, ma aveva detto alla moglie qualche giorno prima: "Ormai, il problema sono io. Se vado via, i miei figli sono a posto". Senza Rocco Greco ora la ditta potrà tornare ad avere commesse?

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