Omicidio di Sana Cheema: la Procura di Brescia indaga i familiari della giovane

Omicidio Sana Cheema

A pochi giorni dall'assoluzione da parte del tribunale di Gujrat, in Pakistan, di tutti i familiari della giovane Sana Cheema, la ragazza di origine pakistana e da anni residente a Brescia uccisa lo scorso 18 aprile in Pakistan perchè voleva fare rientro in Italia e sottrarsi al matrimonio che la famiglia le aveva combinato in patria, la Procura di Brescia ha deciso di prendere in mano la situazione e ha iscritto nel registro degli indagati i principali sospettati di quel delitto.

Il procuratore generale di Brescia, Luigi Maria Dell'Osso, subito dopo la diffusione dell'assoluzione degli 11 familiari di Sana, aveva avanzato l'ipotesi di rifare il processo in Italia e anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si era rivolto al suo omologo pakistano chiedendogli di fare "luce al più presto sul brutale assassinio della giovane Sana Cheema, che ha scosso dal profondo il nostro Paese".

Non è chiaro come potrebbero andare avanti le cose, ma la Procura ha prontamente iscritto nel registro degli indagati il padre di Sana, lo zio e uno dei fratelli, tutti indagati con l'accusa di omicidio. A questo punto ci sono almeno due possibilità, entrambe complesse. Da un lato il Ministero della Giustizia italiano potrebbe fare richiesta alle autorità pakistane di un secondo processo nel nostro Paese, ma nessuno dei presunti responsabili di quel delitto si trova in Italia.

La seconda opzione vorrebbe il Ministero della Giustizia italiano contestare il delitto di Sana Cheema come un omicidio politico, reato previsto dall'articolo 8 del codice penale italiano, Delitto politico commesso all'estero:

[...] Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino [241-294]. È altresì considerato delitto politico il delitto comune determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.

Non è chiaro, però, se ci sono elementi sufficienti a provare il delitto politico, anche se il movente religioso - Sana voleva sposare un cittadino italiano, la sua famiglia era contraria e le aveva combinato un matrimonio in Pakistan - potrebbe rientrare in questa casistica.

La giovane, lo ricordiamo, era stata uccisa poche ore prima del suo rientro in Italia. La famiglia aveva subito parlato di un fatale incidente, ma le autorità pakistane avevano chiesto la riesumazione del cadavere, seppellito dai genitori subito dopo il delitto, e accertato che Sana era deceduta per strangolamento. Suo padre aveva anche fornito una piena confession, ma non è chiaro cosa sia poi accaduto in sede processuale. La motivazione ufficiale fornita dai giudici è che non c'erano prove sufficienti a condannare gli imputati.

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