Violenza Circumvesuviana, la vittima: "Aggressori già liberi, temo loro vendetta"

La ragazza che ha denunciato la violenza di gruppo subita in un ascensore della Circumvesuviana della stazione di San Giorgio a Cremano (Napoli) ai primi di marzo ora teme la vendetta da parte dei presunti aggressori, scarcerati dal Riesame dopo l’arresto: "Non si aspettavano che li avrei denunciati. Non abitiamo distanti, potrei facilmente incrociarli di nuovo... Ora ho paura, quel giorno sono caduta in una trappola. Più di quello che ho subito, mi fa male ciò che è successo dopo: quando ti accorgi che non c'è giustizia, il dolore diventa insopportabile", ha dichiarato la vittima a Repubblica.

La ragazza confida di non voler perdere completamente fiducia nella giustizia, anche se aggiunge che i giudici che hanno scarcerato gli arrestati, tre giovani tra i 18 e i 20 anni, sarebbero stati condizionati dal suo "atteggiamento iniziale di benevolenza verso quei ragazzi" che conosceva di vista. "Si vede dai filmati, ma io non l'ho mai nascosto". La giovane "conserva la speranza" nel lavoro dei magistrati e suggerisce alle vittime di violenza di denunciare: "Alle ragazze dico di non avere paura... mentre invito i ragazzi che violentano a usare la ragione, non l'istinto".

La vittima della violenza di gruppo poi rivela che c'è stato un momento in cui avrebbero potuto aiutarla: "Quando le porte dell'ascensore si sono aperte e uno di loro mi è venuto incontro, abbracciandomi, perché avevo i pantaloni abbassati. Ecco, se le persone si fossero soffermate un attimo a osservare la scena, forse si sarebbero rese conto che ero completamente inerme". La giovane si chiede perché "nonostante tutte queste prove, non sia stato preso in considerazione quello che ho detto".

Alla domanda su cosa pensa di fare adesso, la ragazza ha risposto di avere il desiderio di aiutare gli altri "di fare qualcosa per le persone in difficoltà. Questo è il pensiero che ricorre con maggiore forza da quando è successo tutto. Aiutare donne, bambine, ragazze. Nella mia mente si sta facendo strada l’idea di costituire un’associazione per tutti i soggetti a rischio, in particolar modo per le donne".

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