Said Mechaquat doveva essere in carcere il giorno dell'omicidio

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Said Mechaquat, il 27enne reo confesso dell'omicidio di Stefano Leo, non doveva essere in libertà il 23 febbraio scorso, il giorno in cui ha incrociato il 34enne nella zona dei Murazzi a Torino e lo ha colpito con due coltellate, uccidendolo all'istante. Il giovane, condannato ad un anno e 6 mesi di carcere per maltrattamenti in famiglia, doveva essere in carcere per scontare la pena, ma qualcosa è andato storto.

La condanna di Said Mechaquat risale al 2015, ma soltanto nel maggio 2018 la sentenza era diventata definitiva quando il ricorso presentato dall'avvocato di Mechaquat era stato respinto perchè dichiarato inammissibile. A quel punto, vista l'assenza di sospensione condizionale della pena, per Mechaquat si sarebbero dovute aprire le porte del carcere ma, come riferisce oggi l'ANSA, un ritardo nella trasmissione della sentenza definitiva da parte della cancelleria della Corte d’Appello ha fatto sì che la Procura non potesse emettere un ordine di carcerazione.

Mechaquat aveva diversi precedenti penali e proprio per questo non aveva ottenuto la condizionale dopo la condanna del 2015 né la possibilità di chiedere misure alternative al carcere. Avrebbe dovuto iniziare a scontare quell'anno e 6 mesi di pena subito dopo la decisione della Corte d'Appello, ma nessuno è mai arrivato ad arrestarlo ed è stato così libero di girare per 9 mesi, uccidere Stefano Leo e costituirsi oltre un mese dopo quell'omicidio.

Questo è quello che sostengono le fonti interpellate dall'ANSA, mentre il Corriere della Sera precisa che la vicenda del mancato arresto è ancora avvolta dal mistero e che in queste ore i magistrati stanno cercando di capire le cause di questo ritardo e le eventuali responsabilità dello stesso.

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